martedì 13 luglio 2010

C'è sempre un coglione




Chi scrive è assolutamente convinto che sia un dovere civico ed umano garantire ad ognuno la libertà di espressione.
E' il sale della democrazia, e senza sale qualsiasi pietanza è incompleta.
Certo però non mi ascrivo fra quelli per i quali questa libertà dev'essere a prescindere totale ed incondizionata, quelli del non condivido la tua opinione però darei la vita perché tu possa esprimerla: i neonazisti, tanto per dirne una, la libertà di espressione per me se la infilano nel culo.

Il tutto comunque per dire che non mi disturbano, né spaventano o irritano le sensibilità e le espressioni, in tema di tori, opposte alle mie. Libero ognuno di esplicitarle.
En passant, mi limito solo a far notare che mentre nessun aficionado obbligherebbe mai qualcuno a vedere una corrida, gli antitaurini di fatto predicano l'abolizione tout court, candidamente progettando di andare a ledere la libertà altrui.
Ma non è questo il tema, adesso.

Il fatto è che nei due giorni di Ceret abbiamo avuto il piacere di avere tra noi anche uno sparuto drappello di antitaurini, che ci ha tenuto compagnia durante la feria: una bizzarra ed innocua presenza, ad essere sinceri, inaspettata visto il contesto del fine settimana.

Sinceramente, sul piano strategico mi sembra un'idiozia totale andare a manifestare a Ceret proprio quei due giorni, quando il paese accoglie duemila e passa aficionados che vengono qui apposta per i tori, che si sorbiscono centinaia e migliaia di chilometri per i tori, che mettono pesantemente mano al portafoglio per i tori, e che hanno per i tori una passione grande, enorme, convinta.
E comunque amen, i sette/otto personaggi se ne stavano lì, sotto la statua che omaggia tutti i toreri del mondo, con i loro cartelli e le immagini pulp per impressionare non si capisce bene chi, con i loro slogan contro la tortura e via con tutto il repertorio.
E passi.
L'intento è evidentemente provocatorio, perché se io sto entrando nell'arena e tu sei lì fuori che mi metti sotto il naso quel cazzo di volantino su cui scrivi che io sono un pazzo sadico che gode della sofferenza degli animali, o sei un artista situazionista geniale, o sei solo un provocatore.
Naturalmente, come è nello spirito e nello stile dell'aficion, nessuno degli appassionati ha replicato, o raccolto l'istigazione, ma insomma un pò la cosa rompe le palle.
E passi.

Ma il bello doveva ancora venire, e qua ci avviciniamo al racconto del capolavoro.
Corrida di Escolar della domenica pomeriggio, arena sostanzialmente piena, rullano i tamburi e suonano i clarines: si attende l'ingresso dell'alguacil.
Niente, sei o sette personaggi seduti fino ad un attimo prima in prima fila scavalcano la barrera, passano le assi e voilà sono in pista.
Qualcuno cerca di tirare fuori dalla tasca non si capisce bene se dei volantini o dei cartelli, qualcuno si butta a terra, si vede che quei ragazzi sono agitati.
Un paio di loro armeggia con una catena, vogliono legarsi tutti insieme e diventare un unico e monolitico grande corpo contro la tortura.
La gente fischia, ulula, ed è il minimo.
Ma a Ceret si bada alla sostanza, sempre, e gli areneros della plaza è gente solida: sono rugbisti e gente di montagna, gli addetti all'arena di qui, gente abituata ad andare al sodo.
Qualche secondo dopo sono già sul gruppo di manfestanti e...beh, diciamo che non si limitano a provare a convincerli a parole che il loro gesto non va bene.
Non ci pensano su troppo, e nel giro di pochi istanti gli eroici antitaurini sono portati fuori a forza, e se uno non ci sta, ecco, alla fine viene convinto.
Ora, mi chiedo.
Che senso ha pagare il proprio biglietto per prendere tre sberle?
Alla fine del grande blitz, le cifre parlano chiaro: una ventina di manrovesci, otto persone trascinate a forza fuori dall'arena, nessun aficionado conquistato alla causa antitaurina, e tre o quattrocento euro in più nelle casse dell'Adac.
Bravi gli strateghi antitaurini.

Ma attenzione perché in tutte le cose, in tutte le vicende umane, c'è sempre un coglione.
Quello che è un pò più coglione degli altri.
Il tipo, non si sa bene perché, se per un moto di esitazione dell'ultimo istante, o per una goffaggine innata, o per un imprevisto incidente, insomma non si sa perché non riesce a saltare via la recinzione.
Vede tutti i suoi eroici compagni già là sulla sabbia, loro sì dei leggendari martiri che si immolano per difendere gli animali, loro sì passeranno al mito.
E' chiaro che, invece, il tipo è un pirla.
E ancora di più perché, la temperatura della plaza ormai salita oltre il livello di guardia, il ragazzotto rimane lì tra gli aficionados suoi vicini di gradinata, comprensibilmente irritati, rimane lì mezzo in piedi mezzo seduto mentre quattro o cinque spettatori lo fronteggiano, qualcuno lo strattona, tutti ci tengono a comunicargli pacatamente il proprio disappunto (questo è un eufemismo), e lui rimane lì, quasi a voler accettare di espiare pubblicamente le proprie colpe, o più probabilmente perché a questo punto non ha la più pallida idea di cosa fare e il cervello gli è andato in pappa.
Insomma c'è qualche istante di caos, finché a mettere ordine non arriva una signora, una signora non più giovane e discretamente elegante, che finalmente risolve la situazione: gli molla due sganassoni a metà tra il coppino e la guancia, secchi, profondi.
Olé.
Ma lo fa senza rancore, senza cattiveria, lo fa in modo quasi gentile, sicuramente materno, come a dire oh baloss già vieni qua a provocarci, e in più non ne sei neanche capace?
Su, a casa, fai i compiti che domani vai a scuola, e stasera a letto senza cena.

Poi certo vedremo Robleno tagliare due orecchie, Aguilar dare tre vueltas e il mayoral di Escolar Gil salutare a fine corsa, ma il mio eroe personale del pomeriggio rimane il Coglione, un autentico fuoriclasse della cazzata che, lui sì, meritava orecchie e coda.


(foto Ronda)

lunedì 12 luglio 2010

Ascolta Bene





Ascolta Bene.

Ascolta bene quello che ti esplode dentro, che ti si legge negli occhi, che ti porti sulla pelle, insomma tutto quello che non riesci a nascondere nemmeno qua a 1000 km di distanza, dopo due giorni di tori così, dopo quella domenica mattina, con la sua messa pagana attorno ad una pista di sabbia.

Ascolta Bene, Oye Mucho.
Che poi magari la traduzione esatta non è nemmeno così, ma amen.
Oye Mucho.

Ascolta Bene, come il nome del sesto novillo di Fidel San Roman: un Toro di quelli da ricordare, di quelli che segnano il loro passaggio su questa terra, di quelli che nascono con un destino, un destino grande, e di cui tu sei testimone.
Numero 37, nato nell'ottobre di quattro anni fa dalle parti di Ciudad Real, andato a morire in questo circo un sabato mattina di luglio, terribilmente caldo, con i Pirenei là dietro.

Ascolta Bene, ma non quello che ti dice la testa, no, qui non è questione di testa, ascolta bene la pancia, quello che ti dice la pancia, le trippe che si contorcono, i nervi che si tirano, il sangue che pompa, i tuoi sensi che si fanno elettrici, saltano, vanno in cortocircuito, esplodono.

Ascolta Bene.

Ascolta Bene, ascolta bene la terra che trema quando entra quel giovane toro, un sisma in sedicesimi, una scossa nera e con le corna, un movimento tellurico che non puoi contenere.
Ascolta bene la forza di quei muscoli, che hanno un suono, sì quei muscoli hanno un suono che è il suono della bravura, dell'animalità selvaggia, della carne pura.
Ascolta bene il soffio delle nari che scuotono la sabbia, mentre quel ragazzino gli dà qualche veronica, e le sue corna dentro nella capa, le gambe forti e veloci, la pelle tesa.

E poi riposati un attimo.
Perché adesso la musica si fa importante.
Oye Mucho.

Il novillo vede il cavallo.
E tu ascolta bene.
Lo scoppiettio della sabbia sotto quegli zoccoli che si mangiano i metri, cinque, dieci, venti, ed entrano come una cannonata.
Il tonfo sordo della testa nel cavallo, ascolta bene le corna che assaltano la fortezza, ascolta bene il suono freddo della picca che entra nella carne.
Ascolta bene le assi che scricchiolano sotto il peso di quel toro e di quel cavallo, ascolta l'ovazione della gente, ascolta le grida.
Ascolta la mano del picador che accarezza il suo cavallo, ascolta quel fruscio dolce, la pelle dell'uomo sul crine dell'animale, il fruscio di quella mano riconoscente, orgogliosa, affettuosa.
Ascolta Bene, ascolta bene di nuovo tutto daccapo, gli zoccoli sulla sabbia, il tonfo del cavallo che ritorna a terra, il soffio animale del toro, ascolta bene il rumore di quelle reni che spingono, spingono, spingono.
Ascolta Bene.
Ascolta bene i sospiri della gente, le grida della gente, gli applausi della gente, l'emozione della gente.
Ascolta bene il ticchettio del tuo orologio, la lancetta dei secondi che conta, uno, due, tre, quattro, e intanto ascolta il fragore di quei 500 chili che in quei quattro secondi attraversano la pista, tutta la pista, e vanno a travolgere il cavallo, il cavaliere e il cuore di 2000 persone.

Oye Mucho.
Ascolta bene la paura del torero, che sa di essere nano sotto le spalle di un gigante, che abdica, fugge, sciupa.
Ascolta Bene ha ancora rabbia, forza, voglia.

Oye Mucho.
Ascolta Bene le fruste che schioccano per far correre le mule, quando trascinano fuori le carcasse.
Le senti?
No?
Chiaro, non le senti.
Non servono, per questa carcassa la vuelta è lenta, rotonda, a prendere gli applausi, gli applausi di tutti, il tributo degli uomini al Toro.

Ascolta Bene.
Oye Mucho.
E' Ceret.
Sono i Tori.
Oye Mucho, un toro bravo.

(foto Ronda - la vuelta ad Oye Mucho)

venerdì 9 luglio 2010

I tori di Ceret




Week-end duro, a Ceret.
Tori.
Gallego Garcia.
Tori.
Coimbra.
Tori.
Fidel San Roman.
Tori.
Escolar Gil.
Tori.
Da domani all'arena, da stasera nei corrales, per chi non ci sarà sullo schermo del pc: qui le foto di JotaC, per Campos y Ruedos.

giovedì 8 luglio 2010

Galeano




Intervista al grande Eduardo Galeano, sulla Gazzetta di martedì scorso.


D: Che cosa può avere in comune l'Uruguay del 2010 con quello del 1950 che vinse il Mondiale in Brasile?

R: Il coraggio. Come si dice in Spagna, il buon toro da combattimento cresce nella sofferenza.


(Wiki su Galeano - chi non ha letto il suo Splendori e miserie del gioco del calcio è pazzo)

mercoledì 7 luglio 2010

I tori dell'encierro




Forse il più tragicamente famoso è Antioquio, di Guardiola Fantoni: il 13 luglio 1980 incornò a morte due corridori, Josè Antonio Sanchez e Vincente Risco.
Semillero, di Antonio Urqujio, aveva già fatto segnare il triste record di una doppia uccisione nel 1947.
Capuchino, un anno fa, infilò un corno nel collo di Daniel Jimeno Romero, che morì.
Due giorni dopo fu drammatica la corsa di Ermitano di Miura, che dopo aver colpito un paio di mozos si accanì contro Pello Torreblanca, che si salvò per miracolo da quell'apocalittica sequenza di cornate.
Rimanendo in anni recenti, Universal di Marques de Domecq nel 2007 incornò sei persone, tante quante Doloroso II di Cebada Gago nel 1988, nel corso di un encierro angosciante di 8 minuti e 33 feriti.
Castellano di Torrestrella nel 1995 caricò a morte l'americano Matthew Peter Tassio, e poi si prese il lusso di vedersi riconoscere il premio al miglior toro della feria per l'esibizione nella plaza al pomeriggio.
Negli anni altri tori lasciarono un ricordo tragico del loro passaggio sul percorso dell'encierro più famoso, Castillero, Silletero, Navarrico, Palmello o Reprochado.
Un record lo fece segnare la corsa di Miura nel 1986: i cinque tori, che si erano sbarazzati del sesto loro compagno nei corrales, infliggendogli una cornata ciascuno, pesavano tutti più di 600 chili. Nonostante la presenza imponente, l'encierro non fece segnalare incidenti rilevanti.
I sei di Guardiola Fantoni del 1991 saranno ricordati perché, poco galanti, portarono alle cronache la prima donna mai incornata a Pamplona, la norvegese Anne Karlin Ruan.
Portentoso
di Santiago Domecq fece vivere lunghi momenti di panico a tutti, quando nel 2002 impiegò addirittura 12 minuti a completare il percorso, lasciandosi dietro feriti, cadute, incidenti e un senso di terrore generalizzato.
Roedor di Maria Luisa Dominguez nel 1997, ormai giunto all'arena, improvvisamente si girò e prese a correre nel verso opposto, gettando nell'angoscia tutti i corridori presenti, ma fortunatamente senza conseguenze alcune.
Molto prima, nel 1939, Liebrero riuscì a distruggere e superare le barriere e si trovò libero oltre le recinzioni: si gettò sul pubblico, incornò gravemente una donna, e fu finito dalla polizia che lo uccise a colpi di fucile.

- fonte: Sanfermin.com -

(foto di Juantxo Erce, da Sanfermin.com)

martedì 6 luglio 2010

Bum! partiti




Chupinazo e bum!, San Fermin è partita.

Da domani mattina encierros in diretta anche in internet, su TVE.

E per sentire meno la nostalgia o l'invidia per chi è là, su Feria Tv c'è un bel reportage: una giornata intera con Joselillo l'anno scorso, dalle prime chiacchiere del mattino alla terrificante corrida di Dolores Aguirre della sera.

Viva San Fermin.

giovedì 1 luglio 2010

Non tutto è perduto




Ovvero la rivoluzione parte dalle periferie.

Parentis e Moraleja.




(foto Yannick Olivier per Campos y Ruedos - un Raso de Portillo a Parentis, 2008)