
Alle 11.42 da Barcellona mi è arrivato questo sms laconico: Hemos perdido.
Burladero ha seguito in diretta la votazione.
Qua una galleria di immagini in bianco e nero della corrida di Barcellona di domenica 18 luglio.
(foto Ronda)
mercoledì 28 luglio 2010
Hemos perdido
martedì 27 luglio 2010
Lacrime nere
Ora fa caldo sul serio dalle parti di Barcellona.
Domani mattina alle 10 si vota per i tori: è molto semplice, o sì o no.
(Burladero pubblica un elenco di personalità varie che si sono espresse a favore della corrida e contro l'abolizione: tra queste anche Diego Cigala, il capellone del video qui sopra; non ho la più pallida idea di che tipo sia, ma i suoi dischi mi piacciono)
venerdì 23 luglio 2010
Ceret, e chi se ne dimentica?

Mi rendo conto che si rischi di diventare noiosi e monotematici, ma se a due settimane di distanza ancora prepotentemente riaffiorano i ricordi, ancora si sente il bisogno di sfogliare il taccuino, ancora si provano gli stessi brividi nel rivedere quelle immagini, beh vuol dire che si è stati testimoni di qualcosa di grande.
Sarà difficile per gli aficionados presenti dimenticare l'edizione 2010 di Ceret de Toros, due giorni di profonda emozione, di scosse elettriche, di piacere, di piacere nel star seduti su quei gradini, a cospetto di quei tori e di quegli uomini.
Ci sono corride di cui nemmeno uno si ricorda quando le ha viste, dove le ha viste, chi c'era al cartel: Zalduendo a Nimes, Parladé a Siviglia, Garcigrande qui e là, Los Bayones chissà più dove, Perera-Ponce-Castella su una sabbia qualunque.
E poi ci sono le corride di quest'anno a Ceret, che non si dimenticano, che non si dimenticheranno.
La novillada di Javier Gallego, pura sorgente veragua, che ha portato in pista forza, emozione, tensione. Delle sessioni alla picca vibranti. E i due ragazzi che hanno tirato fuori tanti attributi che tutto il plotone dei famosi, messo insieme, pagherebbe. Sergio Flores e Mario Alcalde non hanno abdicato, se la sono giocata, a loro modo sono stati grandi.
La corrida di Coimbra, potente e selvaggia: i primi due protagonisti di un ripetuto assalto al cavallo da elettroshock. Tori meravigliosi, coriacei, il sesto un manso perdido di quelli duri, sensazioni d'altri tempi, quattro picche per Espiao, ovazione per il picador di Lord.
E Rafaelillo che è un torero maiuscolo, ora e per sempre.
Oye Mucho la domenica mattina, e già se ne è detto.
Quei picadores costretti a salutare, che trottano piano all'uscita, sotto un'ovazione fragorosa.
Alberto Aguilar che perde le due orecchie perché ha preferito la verità della spada alla scorciatoia del descabello.
La corrida di Escolar che, vedrete, a fine anno sarà tra le migliori della stagione intera.
Una signora corrida.
Cavalli per aria, cavalli spinti contro le assi, cavalli a terra.
Robleno e il suo toreo sincero, coraggioso, giusto.
Gli Escolar forti, un terremoto in pista, potenti come un carrarmato e agili come una pantera.
Sulla testa tanta legna da scaldare una casa per l'intero inverno.
Le corna nella muleta, la vogliono mangiare, non vogliono altro che quella muleta, vivono per strappare quella muleta.
Le tre vueltas di Alberto Aguilar.
Un pomeriggio di tori magnifico.
E poi quel paio di banderiglie.
Il paio di banderillas, quello definitivo.
Sanchez Valverde a Matajacas, il terzo della tarde.
Tutto il pubblico immediatamente in piedi, improvvisamente in piedi, inevitabilmente in piedi, a spellarsi le mani.
Uno scatto rabbioso dei presenti, l'adrenalina che si libera nelle nostre vene e ci catapulta in piedi, ci fa saltare, meccanici, per omaggiare quel grande uomo e quel gesto sublime.
Matajacas è un'anguilla tanto sguscia, scatta, vola sulla sabbia.
E' veloce, selvaggio, imprendibile.
Sanchez Valverde lo chiama, inizia la corsa, Matajacas lo vede e inizia la sua, di corsa.
Le due gambe dell'uomo e i quattro propulsori del toro disegnano una traiettoria uguale e contraria, Valverde non vede altro che il toro, Matajacas ha un obiettivo chiaro.
C'è una X per terra, oddio, non c'è ma tutti la vedono, si incrocieranno là.
L'uomo passa il punto di non ritorno, te ne rendi conto, è questione di una frazione di secondo, ma sai che non può più fermarsi, non può più deviare, non può più tornare indietro, può solo continuare, incrociare il toro e sperare di uscirne.
E poi è un istante, un istante perfetto ed enorme, le banderillas messe lì in mezzo alle corna, il corpo di Valverde in mezzo alle corna, le due sciabole di Matacajas che lo abbracciano, lo racchiudono, lo avvolgono.
Bum.
Poi l'uscita, l'uomo da una parte il toro dall'altra.
Duemila cuori che riprendono a battere, quattromila mani che suonano la musica più bella.
Un paio di banderillas mostruoso.
Ceret de Toros 2010, chi non c'era potrà solo farselo raccontare.
Chi c'era lo racconterà, impossibile dimenticarsene.
(foto di Marc Gerise, le banderillas di Valverde; qua la sua galleria di Ceret)
mercoledì 21 luglio 2010
Elogio della sintesi
Non sopporto più i lavori con la muleta che, per un qualche immaginario decreto ministeriale, devono incatenare per forza almeno 150 passi, altrimenti l'aficionado non va a casa contento.
Non sopporto più le serie infinite, infinite, infinite a prescindere da tutto: dal toro, dall'arena, dalle strategie, dalle esigenze della lidia, dalle picche, dal pubblico, da tutto.
Non sopporto più che la soglia dei due avvisi sia ormai il criterio per fare di una faena una grande faena: hai visto, Ponce ha ascoltato i due avvisi, ha fatto una faena luuuuuuuuuunga, lui sì che è il più grande.
Ecco, ora finalmente posso dirlo: se la corrida è questa, io mi rompo i coglioni.
Mi annoio, mi annoio a morte, vorrei scappare, e mi dico con tutte le cose che potevo fare oggi pomeriggio proprio qui all'arena a smaronarmi dovevo venire.
Domenica a Barcellona è stato massacrante, una noia mortale fino al sesto toro.
Cioè, al di là che gli elementi erano pessimi, i tori brutti e impresentabili, senza forze e senza morale, le picche una parodia, El Fundi in orbita e gli altri due sempre di profilo, e ce ne sarebbe già abbastanza...ecco, al di là di tutto questo io mi annoio, mi an-no-io.
Peggio che con un film del fratelli Dardenne.Però, però.
C'è ancora qualche torero che non si arrende, qualche toro che lo impedisce ed anzi pretende tutt'altro, qualche arena che non ci sta.
Ceret, per esempio.
La faena di Alberto Aguilar a Cuidoso di Escolar Gil - un signor toro - domenica 11 luglio 2010, l'elogio della sintesi.
Una meraviglia, un trattato di tauromachia, un piacere questo sì infinito per l'aficionado.
Sei serie di quattro passi l'una, spada e vuelta.
Due giri di pista, per la precisione.
Quattro serie con la destra, due con la sinistra.
In posizione ben incrociata, gamba di uscita al suo posto, muleta davanti, toque.
Un passo, due passi, tre passi, e poi l'ultimo.
Profondi, essenziali, perfetti.
Un passo col petto, rotondo, avviluppato, di dominio.
E poi di nuovo il tocco.
Così per sei volte.
Quattro passi e il pecho.
Non una cosa di più, non una cosa di troppo.
Nessuna fioritura inutile, nessuna concessione al superfluo, nessuna mossettina per ingraziarsi le gradinate.
La grandezza della semplicità, l'eternità dell'essenziale.
Toreare.
Un toro grande, che alla seconda picca ribalta il cavallo e la quarta la prende dal centro: e poi arriva alla muleta con una carica da sogno, testa bassa, muscoli tesi, esplosiva.
Che pretende.
E un torero, un Torero, che lo chiama da quindici metri e poi lo aspira nel suo panno.
Il primo passo lo seduce, il secondo lo asseconda, col terzo lo comanda, col quarto sancisce il suo potere.
E il pase de pecho a chiudere.
Sei serie così, quattro grandi a destra, due grandi a sinistra.
In mezzo, gamba fuori, muleta piatta.
La faena di Alberto Aguilar a Cuidoso di Escolar Gil, domenica 11 luglio a Ceret, l'elogio della sintesi, la grandezza della corrida.
(foto François Bruschet per Campos y Ruedos)
lunedì 19 luglio 2010
Catalunya vol toros?

Ieri spettacolo deprimente all'arena di Barcellona.
Certo passare da Ceret alla Monumental all'ombra della Sagrada Familia era un passaggio ardito, perlomeno ardito.
Ma a una decina di giorni dal voto sulla ILP, nell'arena catalana è andata in scena un'interpretazione della tauromachia che, sul serio, si fa un pò più fatica a difendere: e non ci vuole molto a capire che gli abolizionisti hanno trovato terreno fertile per la propria semina, da queste parti.
Un pomeriggio noioso, tutto qua, con cinque Victoriano del Rio vuoti, brutti, instabili, senza qualità.
Perlomeno il sesto aveva dentro qualcosa, e Manzanares ci ha regalato qualche passaggio ispirato.
Insufficiente e deprimente, comunque, dopo due ore di nulla.
E i posti occupati arrivavano sì e no a un terzo di arena, con una buona rappresentanza di giapponesi e russi.
Rotto il paseillo, dal tendido dell'1 spuntava uno striscione con i colori della bandiera catalana: Catalunya vol toros!
Bastavano poche decine di minuti per insinuare il dubbio: era un riferimento al voto in parlamento dei prossimi giorni, o una straziante preghiera di ciò che rimane dell'aficion barcellonese, irrimediabilmente mortificata e ansiosa di vedere, di tanto in tanto, qualche toro degno di questo nome nella sua arena?
(foto Ronda - alla Monumental di Barcellona, domenica 18 luglio)
venerdì 16 luglio 2010
Scatti da Pamplona
La settimana prossima torneremo sui tori di Ceret, sui cavalli che volano sotto ai Pirenei, sui toreri che si giocano la vita nel paesino catalano.
Oggi però ce la caviamo un piccolo omaggio alla feria di San Fermin conclusasi da poco: la galleria dedicata a Pamplona dal Boston Globe.
E' una raccolta di immagini davvero straordinarie.
ps: anche Laurent Larrieu di CyR se ne è andato in Navarra e ha messo insieme qualche scatto
ps2: sempre da Boston.com, per i calciofili è altrettanto straordinaria la galleria su Sudafrica 2010
(foto di Victor Caivano per Ap Photo)
mercoledì 14 luglio 2010
Le foto di Ceret
Con la consueta confusione nell'ordine, senza alcun criterio cronologico o organizzativo, e questa volta con poca concentrazione nell'obiettivo - i sensi erano tutti impegnati a seguire quello che succedeva nel ruedo - ecco la consueta galleria di foto di Ceret de Toros 2010.
Siate indulgenti per carità.
(foto Ronda)