Il club taurino Les Andalouses ci manda il comunicato e la cartella stampa per la presentazione delle attività 2009: a farla da padrone ovviamente il calendario degli appuntamenti alla bodega omonima, nel centro di Arles.
Insieme al covo de La Muleta (*) vero epicentro della festa pasquale, Les Andalouses è tappa obbligata di ogni mezzanotte di quei quattro giorni, quando sotto le volte gotiche della chiesa che ospita la bodega risuonano le note della Salve Rociera, cantate da tutti alla flebile luce delle mille fiammelle.
A seguire, come è ormai tradizione in una sequenza inevitabile e spumeggiante, i due inni Paquito Chocolatero e Vino Griego: e da lì in poi, solitamente, è l'oblio.
Al muro dipinti taurini, sugli schermi le immagini della corrida del giorno, sulle assi il colpo secco dei tacchi al ritmo delle sevillanas, sui banconi caraffe di rebujito.
La domenica mattina la messa sivigliana, ospitata nello stesso spazio dove la sera prima si sono accarezzati corpi e condivisi bicchieri, è poi un insieme indescrivibile di colori e misticismo, profumi e religiosità, superstizioni pagane e fascinazioni gitane.
Vi presentiamo in anteprima il manifesto di quest'anno, nel quale come al solito si mescolano carnalità e passione, sangue e sudore, erotismo e tauromachia.
Tutto questo a una decina di giorni dall'inizio della Feria di Pasqua.
martedì 31 marzo 2009
La bodega degli andalusi
domenica 29 marzo 2009
Tori in bianco e nero

Su spunto di quelli di Campos y Ruedos, su Flickr è possibile trovare da qualche giorno il gruppo Toros in B & N.
Effettivamente il bianco e nero dona alle immagini della corrida quella giusta dimensione drammatica ed epica dalla quale a volte il colore inevitabilmente distrae , e fà pensare che questa sia quasi l'interpretazione migliore ed unica della fotografia taurina.
Vi invitiamo a darci un occhio e, se volete, anche a contribuire: nel frattempo pubblichiamo qua una perla dell'amico François Bruschet (*).
Da seguire.
venerdì 27 marzo 2009
Lei, torera

Al Festival Internazionale del Cinema di Guadalajara (*), in Messico, è stata presentata domenica scorsa la prima de Ella es el Matador.
L'ufficio stampa della produzione, nel comunicato di rito, parla di un documentario di poco più di un'oretta in cui si narra in prima persona della parabola di due donne che hanno scelto la professione di matador: Mari Paz Vega, l'unica torera spagnola (pur esibendosi anche in Sudamerica fatica a trovare contratti nel suo paese), e l'italiana Eva Florencia, da anni installata nel paese iberico all'inseguimento di un sogno.
Le protagoniste della pellicola confessano la fatica e gli ostacoli che incontrano lungo una strada fatta inevitabilmente anche di trasgressione ai più radicati stilemi, e la difficoltà nell'imporsi e farsi accettare in un mondo rigidamente maschile.
Tra frammenti delle loro corride e immagini diverse, le due riflettono senza pudori su quella che è per loro passione viva, sulla mistica del toreo e sulle inevitabili contraddizzioni di questa ancestrale tradizione.
ps: temo che difficilmente vedremo il film dalle nostre parti e sarà inevitabile indagare a fondo, nei prossimi mesi, le confortanti potenzialità del mulo
martedì 24 marzo 2009
Sguardo animale
Domenica sera, di ritorno dal week-end romano con ancora negli occhi la disfatta azzurra al Flaminio e nella pancia gli ottimi bucatini cacio e pepe, a controbilanciare l'esito del fine settimana.
La strada è lunga, non c'è niente da fare, e nei sedili dietro i compagni dormono della grossa.
Su proposta dell'amico Remi, venuto dalle Landes per il match e tutto il resto, sull'autoradio si impone una riuscita raccolta di pasodobles taurini: ça nous fera du bien, dice.
Calle Sierpes, Nerva, Aguero, roba buona.
Inevitabilmente, le parole scivolano presto sulla passione comune.
Un suo aneddoto, in particolare, ha reso più scorrevole il percorso.
La premessa è che con lui all'arena di tanto in tanto va pure il padre: ma non sempre, perché il vecchio è assai selettivo nella selezione delle corride che meritano, a suo dire, di essere viste.
Poche, durante l'anno: Vic, Aignan, qualcosa a Mont de Marsan, ganaderias dure, senza cedimenti.
Per tutta la vita veterinario, serio aficionado, dalle nostre parti e nella mente di chi vede nella corrida nient'altro che sadica violenza questa combinazione fa di lui un inspiegabile ed esecrabile ossimoro vivente.
Mio padre dice che è al macello che ha male ad andare, non alla corrida.
Belle parole, c'è dentro tutto.
La domanda è scontata, ma fortunatamente feconda.
Voglio sapere se un medico degli animali guarda con occhi diversi una corrida.
No, non necessariamente, mi risponde: certo, la debolezza sulle zampe, lo spossamento dopo una picca mal assestata, qualche difetto nella vista, sono segnali che un occhio allenato coglie magari prima degli altri.
Ma poco altro.
Però alla corrida concorso dell'anno scorso, a Vic Fezensac, in effetti era successo qualcosa.
Mi aveva detto una cosa che mi era parsa incredibile.
Una buona corrida, con il gran toro de La Quinta che si aggiudicherà il premio.
Huracan, numero 42, e' un esemplare stupendo, fiero, che sarà completo in tutti e tre gli atti ma che brillerà soprattutto sotto la picca: vincere la concorso di Vic significa essere davvero un animale superiore, forte, bravo.
La gente se ne accorge, riconosce in lui tutto il fondamento della tauromachia, gli tributa un'ovazione enorme.
Vuelta al ruedo.
Due occhi però hanno fissato qualcosa in più, due occhi che per trenta, quarant'anni hanno visto e servito vacche e tori.
Che ne hanno visti nascere a migliaia.
Bastano pochi attimi dall'uscita dal nero del toril.
Remi, quel toro ha già avuto delle vacche
Huracan aveva già coperto delle vacche, prima di quel giorno.
Un dettaglio, una luce negli occhi, la postura fiera, altezzosa, sicura.
L'uragano era già uomo.
Messi gli zoccoli sulla sabbia dell'arena, fissato con lo sguardo tutta la circonferenza delle assi e ogni singola persona sui gradini, quel toro diceva ho i coglioni, io.
E li uso, non ci scherzo come fanno gli altri miei fratelli, che nel verde del campo simulano inutili amplessi e giocano a ingropparsi goffamente.
Sono un toro, un toro fatto.
E il veterinario lo vede con lo sguardo abituato e rotto, lo capisce per i libri mandati a memoria, lo sente con la parte animale di sè.
Ha guardato negli occhi troppe vacche per sbagliarsi.
Huracan è là, le zampe piantate per terra, la testa orgogliosamente alta, sul collo allungato, a sfidare tutto e tutti.
Lui ha guardato la schiena ad una.
Non mi fà paura niente, io sono già uomo.
Dritto, fermo, deciso.
Sono stato sopra a una vacca, ho sentito l'afrore del calore, sono Huracan.
Fissate le cape, uno scatto e poi la corsa dirompente, dritto come un treno per spazzare via ogni cosa.
Lasciate perdere gli altri, sono nient'altro che ragazzini con le corna.
Trionfo della natura, supremazia degli ormoni, superiorità dell'invincibile alchimia dei corpi, corrida di sangue e sperma.
Capita anche ai tori, di diventare uomini
(le foto di Hurracan sono di François Bruschet per CyR, in alto, e di Laurent Larroque)
lunedì 23 marzo 2009
Ceret 2009

Ecco il programma per la feria più torista di tutte:
- Sabato 11 luglio
corrida di Manuel Assunçao Coimbra
per Frascuelo, Morenito de Aranda e Alberto Aguilar
- Domenica 12 luglio (mattino)
novillada di Alfonso Sanchez-Fabres
per Fernando Tendero, Javier Cortes e Mario Aguilar
- Domenica 12 luglio
corrida di Celestino Cuadri
per Fernando Robleno, Sergio Aguilar, Joselillo
Lascerei al Maestro l'onere di commentarli.
(foto Ronda - un angolo di Ceret)
venerdì 20 marzo 2009
Picadores a Madrid

Week-end impegnativo tra una scappata a Roma per il Sei Nazioni e l'amico di Dax venuto in visita da noi, con Monbazillac e foie d'ordinanza al seguito.
Ce la caviamo con una foto presa a Madrid l'anno scorso, un conciliabolo tra picador qualche decina di minuti prima della corrida di San Martin, il 4 maggio.
(foto Ronda)
mercoledì 18 marzo 2009
Carica

"Tutta l'arte di toreare, a rifletterci, è strettamente legata a una sola azione del toro: la sua carica.
Dal primo passo con la capa fino alla stoccata finale, tanto alla picca che alle banderiglie che alla muleta, si utilizza pienamente lo slancio della bestia (più attenuato al momento della stoccata, è vero, ma ancora essenziale):
Senza carica, non c'è più toreo.
All'entrata, il toro bravo segue l'uomo, arriva fino alla barriera di assi e mette le corna nel legno.
Al contrario il manso frena sulle zampe anteriori avvicinandosi a qualunque ostacolo, come se avesse paura di affrontarlo, poi seguendo il suo grado più o meno accentuato di codardia, sbuffa sul suolo, gratta la sabbia, muggisce, rinsula o fugge davanti alla prima capa che gli si porge e se ne va al piccolo trotto."
- da Le Taureau et son combat, di Claude Popelin (ed. de Fallois)
(foto Ronda - un Bucaré a Ceret, 2008)