
Una troupe di Canal Sur stava registrando una puntata del programma 75 minutos che aveva per tema il torero Juan José Padilla, e tutto quello che gira intorno alla sua vita e alla sua professione.
Per un caso del destino le telecamere del canale erano a casa della famiglia Padilla proprio durante la corrida di Saragozza: il padre, la madre e il fratello raccontavano delle dolorose sofferenze di chi ha un figlio in un'arena, davanti a un toro.
Questo fino alla tragica cornata, che ha trasformato la registrazione in un documentario angosciante: il padre ha chiesto che la registrazione non si interrompesse perché fosse mostrato anche questo lato oscuro e sconosciuto della vita dei toreri e delle loro famiglie, e le telecamere non si sono spente.
Cliccando qui si accede alla visione della puntata.
venerdì 14 ottobre 2011
Con la famiglia
mercoledì 12 ottobre 2011
Stakanovismo al nord

Mese intenso per il nostro Matteo Nucci, che sbarcherà nelle grigie lande del nord per un ricco tour di presentazione del suo Il toro non sbaglia mai.
Ecco gli appuntamenti di ottobre, gli aficionados locali e non sono avvisati.
- Parma, giovedì 13 ottobre: ore 17, presso Libreria Fiaccadori - strada Duomo 8
- Piacenza, venerdì 14 ottobre: ore 18, presso Sosushi - c.so Vittorio Emanuele II 174
- Milano, sabato 15 ottobre: ore 17,30, presso Club Taurino Milano - via Farini 55
- Torino, giovedì 27 ottobre: ore 18,30, presso Libreria Zanaboni - c.so Vittorio Emanuele II 41
- Pinerolo (To), venerdì 28 ottobre: ore 18, presso Libreria Volare - c.so Torino 44
- Torre Pellice (To), sabato 29 ottobre: ore 17, presso Libreria Claudiana - p.le Libertà 7
- Nizza Monferrato (At), lunedì 31 ottobre: ore 21, Auditorium La Trinità - via Cordara
lunedì 10 ottobre 2011
Questo non è un coccodrillo
In primis, perché nessun cronista taurino si sarebbe mai sognato di prepararne uno per il Ciclone di Jerez. Nei cassetti delle redazioni e nei dischi fissi dei pc sono pronti quelli su toreri attempati e ottuagenari, al limite quello su José Tomas. Quello l'hanno già scritto tutti, ma c'è da scommettere che nessuno abbia ancora mai preparato il de profundis per Padilla.
Secondariamente, e per una logica stringente, perché nessuno è morto.
Non l'uomo che ride e sdrammatizza con amici e colleghi e medici, e piange invece quando rimane solo con la moglie: e questo significa essere, veramente, uomo.
E non il torero che già ha chiesto, sbruffone, di pianificare la campagna americana e che prima o poi, in qualsiasi condizione, rivedremo davanti a un paio di corna.
Del coccodrillo non sono nemmeno le lacrime: quelle per una volta sono vere, e sono di uomini sopraffatti dal dolore, dall'angoscia, dal sentimento.
Sono le lacrime di Miguel Abellan che in giugno ha avuto la bocca squarciata da un toro a Madrid e che venerdì ha tenuto per braccio Padilla con la faccia aperta in due. Piangeva dietro al burladero Abellan, funereo a fine corrida, immensamente solo in quell'arena in cui Fandino stava terminando con l'ultimo del pomeriggio.
Sono le lacrime di Jaime Padilla, che si china disperato a stringere la montera che Daniel Luque gli ha affidato brindandogli un toro pochi giorni fa: animo a tu hermano.
E sono quelle di tutti quegli aficionados che all'arena e altrove, a Siviglia e qua in Italia, non sono riuscite a trattenerle.
Ecco, le lacrime.
Da quanto tempo la corrida non ne faceva versare.
E pure tutta la grandezza della tauromachia sta nella tragedia, nel sacrificio del toro e nell'offerta che ad esso fa il torero: della propria carne, della propria dignità, della propria intimità.
Nella sua verità più assoluta e totale, che è quella della vita che combatte la morte.
La corrida è la cosa più grande perché rifiuta ogni finzione e ci obbliga ad affrontare l'orrore della morte, ogni volta, per ogni volta esorcizzarlo.
La salverà Padilla, la tauromachia.
Illa illa illa Padilla Maravilla, la salverà lui di cui tutti noi prima o poi abbiamo criticato gli eccessi caciaroni, Padilla che indossa trajes estrosi e sacrileghi, il Ciclone di Jerez che ogni arena seria ha fischiato almeno una volta perché troppo.
Che però è quello stesso Padilla che ogni anno mette in fila santacoloma e albaserrada e miura e altri toracci di categoria, quello stesso Padilla che salverà la fiesta perché all'ultima corrida dell'anno, nell'ultima feria dell'anno che altro non serve se non a rischiare di sputtanare il lavoro di una stagione intera, una volta ancora senza più nulla da dimostrare si è messo in mezzo alle corna del toro e l'ha affrontato con verità e abbandono e coraggio, perché un torero deve essere inevitabilmente così.
E la salverà l'occhio sinistro di Padilla, la tauromachia.
Quell'occhio sinistro che non guarderà più in mezzo alle corna di un toro e che ogni volta che noi sbirceremo guardoni ci ricorderà di questo sacrificio inspiegabile ed enorme, e ci verranno i brividi e sentiremo di nuovo sulle labbra il sapore salato delle lacrime, e di nuovo ancora e per sempre la corrida sarà una verità tragica e grande.
La salva Padilla la corrida, il suo entusiasmo di fronte a tori che nessuno vuole vedere nemmeno in foto e il suo occhio di vetro: non certo il week-end ipocrita e drogato di Barcellona o le reventas assurde per vedere JT o gli abiti che Armani disegna per Cayetano, no, il futuro della tauromachia poggia solido su quell'occhio di vetro.
Ode al Pirata, la corrida è una cosa grande.
Vivrà.
(foto Ronda - Arles 2006)
sabato 8 ottobre 2011
venerdì 7 ottobre 2011
Tori per bambini

Esattamente una settimana fa, nel cuore della notte, nasceva la mia prima nipotina. Lea. Un cinghialotto di quattro chili che oggettivamente, non è orgoglio di zio, è la bambina più bella del mondo.
A insaputa dei suoi genitori, che già da ora sono un mamma e un papà meravigliosi ma che la mala sorte ha crudelmente privato dell'aficion ai tori, appena la piccola sarà in grado di stare seduta sulle ginocchia dello zio io e lei ci metteremo davanti allo schermo del portatile e faremo passare tutto Toros para niños.
I disegni, le animazioni, i bozzetti da colorare.
Lea indicherà col ditino, lo zio le farà il verso del toro e mimerà una finta con la capa, e a 80 anni dopo una vita passata tra arene e visite al campo e cene e bevute si ricorderà di questa prima volta.
giovedì 6 ottobre 2011
Sui monti
Non è tanto per quella foto del veragua di Aurelio Hernandez che accompagna l'articolo, è che il tutto è successo a un km dal mio buen retiro in montagna: una delle due vittime mungeva il latte che io e mio fratello da piccoli andavamo a prendere la sera passando per un sentiero buio, dell'altro ricordo il volto già vecchio quando ancora era un ragazzo che pascolava le vacche, e in quei posti ogni anno torno a cercare funghi e pace e aria fresca.
Così.
(su Piacenza Sera, qui e qui)
domenica 2 ottobre 2011
Spunti
"Nel frattempo, il dibattito pubblico è diventato sempre più fumoso e, a mio parere, la confusione ha una causa metafisica. La gente non conosce quei concetti che consentirebbero di capire le profonde differenze tra animali ed esseri umani.
Le vecchie idee di anima, libero arbitrio e giudizio divino - che rendevano la distinzione tra uomini ed esseri umani così importante e chiara - hanno perso la loro autorevolezza e nulla di conforme a siffatta esigenza le ha sostituite.
Una volta, gli esseri viventi si dividevano tra creature dotate o prive di anima razionale; oggi, il distinguo è tra animali domestici e infestanti, non contraddistinti dalle loro abitudini bensì dal loro aspetto. Ai primi si concede uno status onorario nella comunità umana che, per poterli accogliere, si lascia collocare essa stessa in una sorta di mondo alla Walt Disney; fra di essi si annoverano dunque cervi, volpi, tassi e visoni - quattro specie tra le più nocive per le nostre campagne.
Tra gli animali infestanti troviamo il rospo, il topo di fogna, la biscia e il ragno; tutti e quattro utili all'umanità, fondamentali per la vita del sistema ecologico e in costante declino.
Se agli occhi di molte persone - sotto altri aspetti razionali e rispettabili - i topi possono essere lecitamente usati per esperimenti di laboratorio, altrettanto non vale per i gatti; i topolini possono essere cacciati dai gatti, ma non le volpi dai segugi; i polli possono essere pigiati nelle stie, ma i vitelli non devono essere stipati nelle stalle; i suini possono essere allevati per la loro carne, ma lo stesso non vale per i cani.
Va da sé che questo distinguo tra animali domestici e infestanti non ha una base nella realtà e non può essere d'aiuto agli animali stessi, che possono trarre beneficio dal nostro modo di trattarli solo se non sono obbligati a comportarsi come membri della specie umana."
da Gli animali hanno diritti? di Roger Scruton, Raffaello Cortina Editore
(foto Ronda - allo zoo di Londra)

