giovedì 26 gennaio 2012

Esilarante Castella


La questione è nota: qualche tempo fa Castella si trovava a Quito per partecipare alla feria della città, quella in cui da quest'anno è bandita la messa a morte del toro. Non pago, decise di rilasciare un'intervista al quotidiano locale Hoy nella quale si inventò una nuova figura dell'olimpo tauromachico: il torero che piange per i tori. "Non mi piace vedere soffrire gli animali, arrivo a piangerne. Vado all'arena per toreare, non per uccidere un toro".
Queste e altre perle contenute in quell'intervista suscitarono, per usare un eufemismo, un certo disappunto tra gli aficionados di tutto il mondo, e tra censure polemiche e sarcasmi vari la questione rimbalzò tra siti, blog, quotidiani, riviste.

Nell'affannato desiderio di rifarsi una verginità, lo stesso Castella ha colloquiato un paio di giorni fa con Midi Libre, testata del sud francese: sono stato frainteso, il succo di questa nuova intervista, e "non si può apprezzare una grande faena senza una buona stoccata. La morte del toro è il momento culminante del combattimento. E' un'autentica fiesta, e senza morte non ha alcun senso."
Ecco dunque, le cose sono sistemate.

Beh, insomma, non del tutto penserete voi.
In effetti che un torero che ha volato fino a Quito per legittimare quella vergognosa depravazione della fiesta, ora si abbandoni a dichiarazioni così seriose e impegnative è quantomeno bizzarro. Forse che laggiù la morte del toro non è l'apice di una buona lidia, e che in terra ecuadoregna il toro non merita una fine dignitosa?
Ma il vero capolavoro è la foto che accompagna il pezzo su Midi Libre: scommetto qualche centinaio di euro che il redattore del giornale è un antitaurino, no, anzi, è piuttosto un vecchio ammiratore di Castella ora profondamente deluso dall'involuzione del suo pupillo.
La morte del toro è il culmine e bla bla bla, e a corollare il tutto uno scatto in cui Castella...prende la tangenziale, arriva dal fianco, abbandona la muleta ad accecare il toro e scarta sul lato per poi infilare comodamente la sua stoccata, le corna del toro già sufficientemente lontane.
Straordinario.

Tanto valeva restare a Quito.


(ritaglio dell'articolo di Midi Libre)

martedì 24 gennaio 2012

Un pò di cose


Madrid aprirà la stagione delle cose serie con un mano a mano tra Fandiño e Mora, domenica primo aprile: i tori ce li metterà Jandilla. Poteva andare meglio.

Arles ha ormai definito il suo programma, che verrà ufficializzato a fine settimana: alle notizie che già circolano in rete si dovrebbe aggiungere la presenza di Robleño in apertura con i Miura, e pare si stia trattando per quella di Urdiales il lunedì con i Fuente Ymbro.

La Quinta, benché sollecitata, non sarà a Las Ventas, dove invece correranno gli Escolar Gil.
Il 1° di giugno ricorrerà il trentesimo anniversario della Corrida del Siglo, che venga programmata proprio quel giorno una corrida di Victorino?

Buone notizie, come spesso accade, dalle arene piccole: a Saint Martin Cebada Gago, ad Alès Hoyo de la Gitana, a Cenicientos probabilmente i Palha.
Arnedo per il suo Zapato de Oro metterà in fila tra gli altri i novigli Cebada Gago, Baltasar Iban, La Quinta. Ad Azpeitia Escolar e Palha, a Parentis Flor de Jara, Raso de Portillo e Valdellan.

Padilla ritorna davanti ai tori. Prima Olivenza, poi Valencia, poi Arles e dopo chissà.
Si troverà di fronte bestie con sangue domecq, certificazione questa che le corride dure sono altra cosa.
A prescindere, un uomo da ammirare infinitamente.

José Tomas attaccherà la sua temporada solo più avanti, quindi non dovrebbe essere questione di Olivenza, o Valencia. Anche per lui solo sangue domecq?

A Castellon gli aficionados presenti assisteranno ad un inconsueto torneo: in tre giorni consecutivi Miura, Victorino e Cuadri si sfideranno (?) in un triplo mano a mano ganadero.
La moda lanciata da Casas a Nimes e Valencia fa proseliti.
Resta il fatto che il tutto è piuttosto intrigante, benchè una corrida completa sia altra cosa, ma ahimé Ryanair non sembra troppo sensibile ai desideri aficionados.

Voci sommesse dicono di alzare le antenne e stare attenti a cosa succederà dalle parti della Catalogna verso fine maggio: sembra che a Barcellona qualcuno non si dia per vinto, e stia preparando una sorpresa gustosa. Poco più in là, dicono, ma davvero gustosa.

Toro Negro è un film pazzesco, ne parleremo presto.

Il sito dell'Adac di Ceret lunedì 16 gennaio è stato piratato. In homepage campeggiava la maschera di Guy Fawkes (V per Vendetta, per semplificare), e la mailing list ha sputato fuori tutto il giorno un paio di messaggi antitaurini.

Il 2 febbraio a Cañadas de Obregon, provincia di Jalisco (Messico), andrà in scena un mano a mano tra Fremin Rivera e Antonio Garcia El Chihuahua, con tori di Pepe Garfias.
Non c'entra molto, ma fa piacere sapere che anche dall'altra parte del mondo continua a vivere la corrida.


(nella foto - donna torero di Moschino, da pianetadonna.it)

domenica 22 gennaio 2012

Una foto (14)




(foto Ronda - Chinchon)


venerdì 20 gennaio 2012

Il Pirata

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Cinque mesi dopo Saragozza.
Torna Padilla.


(foto Agenzia Efe)

giovedì 19 gennaio 2012

Schiena dritta


Attraverso il blog delle Strade del Toro leggiamo di un'intervista a Fernando Cuadri, pubblicata su una rivista taurina spagnola.

- E se a Castellon, per esempio, la mata (la sua corrida, ndr) El Juli?
- Se è per fare un gesto, encantado, se non la prende ancora meglio

- E perché?
- Vedi, noi stiamo bene dove siamo, al nostro posto con cinque corride l'anno e pochi problemi. E anche le figuras, sono perfette al loro posto. Se una figura trionfa con una nostra corrida, poi vuole ripetersi e peggio ancora manderà il suo emissario a selezionare la mandria e chiedendo di cambiare un toro con un altro e questo genere di cose...

Olé Fernando.



(Cuadri - foto Laurent Larrieu per Campos y Ruedos: la galleria qua)



martedì 17 gennaio 2012

Pomodoro e i suoi colleghi, parte seconda


Per fortuna i tori non sanno leggere.
Cosa potrebbe mai pensare infatti quel malcapitato cornuto che, dando un'occhiata veloce al registro del suo allevatore, scoprisse di chiamarsi Dormiglione?
Con che coraggio ti presenti in un'arena, sbuffi rincorrendo una cappa, ti catapulti contro il cavallo e infine accerchi l'uomo nell'ultimo atto, se sai di chiamarti Dormiglione?
In effetti quel toro, marchiato Prieto de la Cal, si comportò come chiunque sia svegliato controvoglia e debba ahilui lasciare il caldo e comodo gaciglio: nervoso, irritabile, tignoso.
Il suo torero sudò qualche camicia per addormentarlo per sempre.

Sì lo ammetto, questo giochino mi diverte.
Già con Pomodoro e compagnia avevamo snocciolato qualche nome, e ora proseguiamo: è esercizio troppo entusiasmante per potersene privare quello di andare a sfogliare il taccuino, quello di andare a riprendere i vecchi sorteggi, e rileggere tutti in fila i nomi dei tori visti all'arena.
Così, ripassando l'agendina del 2010, ne è venuta fuori un'onomastica ancora una volta straordinaria.

Semenzaio e Vinicolo, per esempio, due tori che celebravano la terra e i campi.
Bene.
Da Lustrascarpe, uscito ad aprile, a Trasfertista uscito in settembre ci passano non solo una manciata di mesi ma l'intera evoluzione (o involuzione?) delle professioni.

I diminutivi sono terrificanti.
Perchè chiamare un toro Piccolino?
Per umiliarlo e suscitare ilarità negli aficionados?
Perchè Lupacchiotto, o Cordino?
A Ragazzone era andata già meglio, a regola.

Gli allevatori e i mayorales devono essere gente dalla fantasia fervida.
Campanaro e Rallentato, Notaio e Randagio, Lezioso e Bottiglia.
Tutti tori che ho visto uscire due stagioni fa.
Bottiglia sembra il soprannome di un avventore della locanda giù in paese.
A proposito, appunto, c'era anche Oste.

Narratore e Assaggiatore rimandano a figure di cortigiani al servizio del re, Curioso e Facciallegra suscitano simpatia, Spillo e Aguzzo parrebbero fratelli ma hanno sangue e ferri diversi.
Andaluso è un bel nome, per un toro, Sivigliano e Trianero che ne sono una declinazione anche.

Indifeso ha avuto un battesimo sfortunato, ma ha finito i suoi giorni ascoltando il Concierto de Aranjuez insieme a Tomasito, e si è riscattato così.

Insoluto, uscito nel 2010 ma nato quattro anni prima, anticipava la crisi finanziaria che attanaglia il continente; Supponente e Lezioso avevano nomi che presagivano caratteri diversi, Alfiere e Lord portavano più nobiltà nell'appellativo che non nelle cariche.

Che incredibile tradizione, quella del battesimo dei tori.
Quanta inventiva, quanta libertà, quanta visionarietà.

Nel 2010 abbiamo visto combattere una Stella e un Principiante, un Randagio e un Fandango, un Campanaro e uno Smorfioso.

Due uccellini, a dispetto della massa di muscoli e delle sciabole in testa: Cardellino e Colibri, questo secondo un giovane veragua impetuoso, un contrasto gustoso.

Pasticciere e Gelataio arrivavano da due famiglie diverse e lontane, a dispetto del nome, e Demagogo chissà se ha mai sentito il peso di quell'appellativo.

Il Garofano Rosa di Maria Luisa non fu che lontano parente di quel Bianco che ci fece vibrare, Ascolta Bene di Fidel San Roman fu invece uno dei tori migliori di tutta quella stagione.

Tanti altri ancora, nel 2010, certo.
E quell'Avatar, davvero, clamoroso: chissà se il mayoral ancora indossava gli occhialetti in 3D, il giorno in cui gli decise il nome.


(foto Ronda - Vinaiolo)

domenica 15 gennaio 2012

Torero, tra sogno e realtà


Girato a fine anni novanta tra Madrid e Siviglia, Torero, tra sogno e realtà porta la firma di Federico Bruno, regista romano.
Fatto straordinario, una pellicola italiana sulla corrida: non siamo certo di fronte a un capolavoro, ma la presenza di un giovane Padilla, di una Cristina Hoyos misteriosa e di Paco Rabal alla voce fuoricampo, rendono l'opera evidentemente interessante per gli aficionados nostrani e non.

In un'ora e poco più di narrazione il regista invita lo spettatore in un tuffo nella Spagna profonda, quella dei tablao e degli orizzonti infiniti, quella delle feste patronali e delle chitarre gitane.
Così immagini di tori al campo e sequenze di lidia all'arena si sovrappongono e mischiano con scene di ballo e di canto flamenco e con squarci di vita rurale: a legare il tutto la voce baritonale e roca di Paco Rabal a leggere poesie di Lorca e a parlare di tori e morte e Spagna.
Non c'è una vera e propria storia, se non quella di un giovane ragazzotto che sogna di vestirsi di luce e di una ragazzina che sogna invece di diventare un giorno ballerina: Torero, tra sogno e realtà è più che altro una collezione di immagini, più un esperimento a metà tra il video clip e il documentario che un'opera completa vera e propria, in cui lo sguardo di un osservatore lontano (il regista italiano) si affaccia su un mondo così misterioso e impenetrabile come quello della Spagna delle passioni.
La cinepresa indugia spesso, si attarda a seguire le evoluzioni del torero nell'arena e delle ballerine rischiando spesso la maniera e in alcune occasioni rendendo stucchevole il risultato: certo è che alcune sequenze nella placità de tienta dove l'imberbe aspirante torero si mette alla prova, o gli sguardi sulla campagna senza fine, o l'incontro tra la ragazzina e una zingarissima Cristina Hoyos nella Piazza di Spagna di Siviglia meritano comunque una visione.

Ah: Padilla senza basette è inguardabile.


(un fotogramma tratto dal film)