martedì 20 settembre 2011

José Tomas, l'enigma




Da qualche tempo ci attraversa i pensieri l'idea che in José Tomas ci sia qualcosa che non funziona: precisamente da quel 23 luglio valenciano che ha segnato la risurrezione di un torero che ha visto - per una volta non è formula abusata - la morte in faccia.
Non parliamo qua della ragioneria dei trofei: certo nelle otto corride combattute fino a qua José Tomas è uscito in trionfo una sola volta, nella facilotta Nimes, negli altri pomeriggi arrivando a tagliare al massimo un'appendice; ma non è questo il punto, essendo acclarato ormai che a Tomas non interessano né lo score né la classifica.
Proprio sapendo questo, è il risultato artistico ed espressivo di queste otto serate che suscita qualche riflessione: Tomas è torero che alle corna del toro offre letteralmente la propria vita per un'idea totalizzante della tauromachia, per un tributo incondizionato alla suprema grandezza della corrida. E Tomas è torero che torea per comunicare un sentimento, mosso dalla ricerca della verità definitiva, e in ultima istanza per sé. Tomas torea in quel modo essenzialmente per sé, perché in quel modo si può torerare non per soldi, non per la gloria, ma solo per sé.
Il suo approccio alla corrida e al toro, le sue rare parole, il suo modo di tenere capa e muleta portano a pensare che le orecchie tagliate non contino niente, ma l'appagamento (come uomo e come torero) sia invece tutto: e che se la pienezza diventi irraggiungibile, sia meglio dismettere il traje de luces e abbandonare le arene.
Ritirarsi.
Ecco, questo è quello che ci siamo detti leggendo le cronache di quegli otto pomeriggi, ascoltando le parole di chi c'era, pensando a quel torero.
A fine stagione si ritira.

Per questo abbiamo deciso di andare a vedere con i nostri occhi e domenica eravamo dunque nel circo romano di Nimes, sedotti anche dal ricordo di quel paio di grandi momenti che su quella stessa sabbia il maestro di Galapagar ci aveva offerto gli anni scorsi.
E sì, dopo quasi tre ore monotone e cupe, abbiamo visto che è vero: c'è qualcosa che non va in José Tomas.

Intendiamoci: quel quite per gaoneras con il corpo esposto, quelle chicuelinas serratissime, quelle due serie in chiusura con i piedi inchiodati a terra e il corno del toro a due sole dita dalla carne...questi momenti di incredibile sacrificio di sé e di toreo assoluto sono stati del tutto straordinari nel senso più vero del termine, momenti del tutto oltre l'ordinario.
Ma tutto il resto invece è stato, quello sì, ordinario: con l'aggravante che questa volta la sensazione era quella di assistere ad un numero obbligato, ad un procedere meccanico verso l'intepretazione di un'idea di toreo che ormai tutto il mondo associa a José Tomas ma che, certo a seguito anche degli eventi drammatici di un anno fa, forse a José Tomas non appartiene più.

L'impressione generale è stata piuttosto quella di un torero dimesso, lontano dal toro e dall'arena, pallido e assente. José Tomas ha toreato con fatica domenica, non sappiamo se con la fatica di trovarsi di nuovo a a pochi centimetri della morte o con la fatica di dover toreare così; ha toreato con gesti pesanti e freddi, depressi, a tratti scontati.
Sempre enigmatico, inevitabilmente, questa volta JT è apparso anche spento, perplesso, vuoto.
Quel corpo che prima era magneticamente attratto fino al limite ultimo che separa il possibile dalla tragedia, questa volta rimaneva inanimato, disinteressato al toro.

Ecco, il toro: José Tomas ha cambiato il suo rapporto con il toro.
Il torero che una volta metteva il corpo dove gli altri mettono la muleta domenica ha tenuto il suo secondo avversario distante, mantenendosi sempre scrupolosamente di profilo, limitandosi a farlo passare e guardarlo passare. Quello che è malizioso mestiere per quasi tutto il plotone, per la concezione del toro che ha il maestro di Galapagar deve essere invece inaccettabile blasfemia: e pure il secondo di José Tomas ha trovato una muleta obliqua, gentile nel lasciarlo camminare dritto e poi andarlo a cercare dove questi aveva deciso di andare, mai dominatrice e sempre a mezza altezza.

Certo le cronache raccontano delle tre orecchie e dell'uscita in trionfo, ma qua parliamo d'altro: al netto di quei passaggi quasi rabbiosi e isolati, domenica in José Tomas di José Tomas non c'era niente. Né il sentimento, né la solennità, né l'anima.
Grigio, come il cielo basso sopra le nostre teste.

Il Messia brinderà un toro all'aficion catalana, domenica prossima.
Da qualche tempo, e insistentemente da un paio di giorni, pensiamo che potrebbe essere il suo ultimo.
C'era il cielo basso, domenica a Nimes, e José Tomas uscendo in spalle dalla Porta dei Consoli si è girato per un momento e ha guardato la pioggia cadere.
Il viso tirato, gli occhi incavati.
Sulla sabbia di Aguascalientes forse è rimasto qualcosa di più del suo sangue.



(foto Michele Saladino - Nimes 18 settembre)

17 commenti:

Anonimo ha detto...

http://photosmotstoros.blogspot.com/2011/09/on-attendait-tomas-et-on-eu-thomas.html

Angelo ha detto...

22 maggio 1994: battesimo di sangue col novillo di Torrecilla, una ferita di 30 cm al muscolo sinistro.
24 aprile 2010: una ferita di 15 cm col toro Navegante recide l'arteria femorale, lo salva una trasfusione di 8 litri di sangue.
Aguascalientes ha aperto e (forse) chiuso il mito di José Tomas.

matteo nucci ha detto...

tutto può essere ma una cosa è certa: i miti non si chiudono. il mito, di per sé, non può chiudersi. il mito è, intrinsecamente, qualcosa di aperto.
abrazos
m

Anonimo ha detto...

Per entrare nel mito, purtroppo per lui, dovrebbe morire , come Joselito, o Manolete, per adesso è solo aspirante a mito, ed ultimamente, come dice Javier Villan, gran ammmiratore suo,un movimento finanziario.

" El "nuevo José Tomás", resultante de una nueva y esperada reaparición después de la gravísima cornada de Aguascalientes (México) en abril de 2010, se ha convertido en un "movimiento financiero" lejos de la "conciencia ética" y del "torero subversivo" que fue durante sus comienzos.


No obstante, la temporada de tan sólo nueve corridas que ha echado este 2011 -la última de ellas el próximo domingo en Barcelona- "ha sido más que digna aunque bastante lejos de lo que se le puede exigir", ha explicado esta mañana a Efe el poeta y ensayista Javier Villán, autor de tres libros sobre José Tomás.

"Ni entro, ni salgo, ni tampoco sé si es su apoderado o el equipo que le rodea quien le ha convertido en un movimiento financiero, pero a la fiesta no se la salva con un torero que ponga la reventa a mil euros, sino con el compromiso de las grandes figuras con su pureza", ha reflexionado.

El "nuevo José Tomás" será el eje de un ensayo que publicará próximamente ese escritor, donde analizará la aureola de "mito" que envuelve al diestro madrileño y que él mismo contribuyó a forjar a través de los libros que le ha dedicado, de lo cual no se arrepiente, aunque sí considera que "no ha estado a la altura de lo que fue" tras sus dos últimas reapariciones: en 2007 después de varias temporadas de retiro voluntario y la última este julio.

"Goza de un tratamiento especial en los medios y llena todas las plazas donde se anuncia como corresponde a un torero de época, pero para que lo sea definitivamente todavía le queda por hacer lo que siempre han hecho las grandes figuras: competir con los mejores y anunciarse con ganaderías duras", ha sostenido."

Javier Villan, un critico amico di Josè Tomas, ma più amico della verità.

Saluti

Marco

Anonimo ha detto...

cliccando per leggere questi 4 commenti ero sicuro di trovare quello di nucci e di scommettere sul suo contenuto.
bisogna farsene una ragione, è finito, guardiamo oltre.

Anonimo ha detto...

Con i toreri non si può mai dire, magari non è finito, si è solo riguardato per poter arrivare a Barcellona e lì, risorgere in maniera apoteosica.

Anonimo ha detto...

Un buon torero che è sempre passato per fenomeno solo per qualche cornata presa da tori mediocri. Ma si sa, la gente vuole credere nel "mito", nell'"emozione", nel "cuore", e passi se tecnica e lettura sono quelle che sono, volete mettere il suo "coraggio"? Purtroppo le doti soggettive, in questo come in tutti i campi, sono quelle in cui è più facile pilotare la percezione a fini commerciali (penso, tra l'altro, a certi sputtanamenti della "verità" del toreo). Personalmente ritengo da tempo Jose Tomas l'equivalente di un Ganguly o di un Vasco Rossi dell'arena, nulla più; ho modi migliori per spendere i miei soldi.

Saluti,
Foresti

Anonimo ha detto...

Josè Tomàs domenica nella sua Barcellona (che però stavolta non sarà solo il ritrovo di tutti i tomasisti del mondo) avrà difronte tre opzioni decisive per il suo futuro: 1) risorgere con una faena memorabile che salvi questa mini-temporada e rilanciarsi seriamente per il 2012; 2) continuare con la stessa tonica di questo suo scialbo 2011 e preso atto dei suoi attuali limiti (causati dalla pressochè mortal cornata) tagliarsi la coleta; 3) morire nell'arena e consacrarsi come il nuovo mito di cui l'aficiòn si nutrirà per i prossimi 50 anni.

Habrà què verlo!

Enrico

matteo nucci ha detto...

Diciamo che recentemente, ho avuto l'impressione che evitare sempre di dire la mia nelle discussioni fosse un atteggiamento sbagliato, soprattutto se sono il primo a sostenere l'altezza della tertulia o meglio della ciarla disinteressata, del tempo che passa chiacchierando. Ma devo ricredermi.
Innanzitutto, penso che quando si parla si dovrebbe sempre firmare con nome e cognome, soprattutto se uno se la prende direttamente con un altro.
Eppoi bisognerebbe cercare un po' di capirsi.
Quando dicevo che il mito è di per sé aperto, intendevo dire che il mito in quanto tale (non jt) è qualcosa di aperto, mai chiuso. Un mito chiuso è destinato alla morte. Il mito vive perché, in quanto aperto, può sempre rigenerarsi. E' una legge umana: un uomo che resta sempre uguale a se stesso è destinato a morire, chi invece cambia e si contraddice e si evolve, no. E' chiaro che ci sono certezze a cui tutti ci aggrappiamo e ci piacerebbe che le persone non cambiassero mai, ma è un desiderio proiettivo che rivela in genere la debolezza nostra, di noi che proiettiamo la nostra ansia di eternità in cose che non possono averne.
José Tomàs cambia. Non mi pare un dramma. E sinceramente non capisco tutto questo delirio. Mi pare lo stesso atteggiamento degli antitaurini che se la prendono con chi va a vedere la corrida e nessuno però li obbliga di fare altrettanto.
Io non so chi sia Foresti né so chi sia quello che non si firma ma certo conosco Marco. Ma insomma, dico: nessuno vi ha obbligato a andare a vedere jt. Perché ve la prendete tanto a cuore? Perché non ci raccontate delle meraviglie che avete visto fare nelle arene ai toreri e ai tori che voi amate? A me piace molto di più sentire e leggere di cose straordinarie accadute in spagna o in francia o nelle arene del mondo, più che sentire 'insulti' a uno che la vita nell'arena se la gioca (anche con i torelli insulsi, perché notoriamente sono stati spesso torelli piccoli e mansi a uccidere) e che la sua verità la cerca da sempre. Non mi piace, non capisco proprio questo gioco a ridicolizzare gli sforzi di chi fa qualcosa di unico nel nostro mondo ingentilito da mille boiate e da un politically correct che si è mangiato qualsiasi ricerca del vero. Non capisco. No, dico proprio NO. Così non capisco Javier Villan, né ora né prima, con i libri che aveva scritto e io non avevo capito. Così non capisco davvero, in genere, perché prendersela con questi uomini che scendono nell'arena e vanno a giocarsi la vita.
Certe volte mi pare tutto molto strano.
Vi saluto.
Parto per Barcellona.
Potrete ridervela. Ma io già immagino l'espada de verdad di juan mora e l'aria aflfitta, grigia, triste di t e la spavalderia catalana di serafin marin e magari la muleta percorsa da strisce gialle o una montera colorata come la senyera. Ho già i brividi, che vi devo dire? Me lo permettete?
Grazie mille.
A presto
Matteo

paolozanardo ha detto...

Concordo pienamente con quanto scritto da Matteo Nucci. Per me la corrida è gioia, è pienezza dell'anima; quando vado alla plaza de toros sono un uomo felice. I toreri, tutti, indistintamente, rischiano sempre la salute, e talvolta la vita, per regalarmi bellezza e profondità; perché non dovrei amarli?
Questa estate ho riletto "Morte nel pomeriggio"; come ricorderete, un tema ricorrente e insistito è il seguente: i toreri sono tutti disonesti e pensano solo ai soldi e ai trucchi, i tori fanno schifo, chiunque apprezzi la faena di muleta non capisce un accidenti e contribuisce alla decadenza della corrida e alla sua inevitabile, prossima morte. Il libro è del 1932. A proposito di trucchi e di toritos, Manolete toreava di profilo, ed è stato incornato trenta volte; Islero aveva le dimensioni di un novillo. Boh.
Purtroppo non ho mai visto JT nella plaza; però, a parte tutte le altre considerazioni, ritengo che il movimento economico che crea attorno alla lidia sia sufficiente a renderlo prezioso. Spero che si ritiri il più tardi possibile.
Un caro saluto a tutti
Paolo

Anonimo ha detto...

Chiedere è lecito, rispondere è cortesia.

"Ma insomma, dico: nessuno vi ha obbligato a andare a vedere jt. Perché ve la prendete tanto a cuore? Perché non ci raccontate delle meraviglie che avete visto fare nelle arene ai toreri e ai tori che voi amate?"

Per carità, giustissimo, infatti io Jose Tomas non vado a vederlo. Poi nessuno ha detto sia un incapace. Però potrà, potrà, darmi fastidio il sentirlo continuamente osannare come un dio rispetto agli altri toreri? Un'altra cosa, scusa ma questa parte mi sembra assurda, "Così non capisco davvero, in genere, perché prendersela con questi uomini che scendono nell'arena e vanno a giocarsi la vita.". Ma chi ha detto nulla in proposito! Sono il primo a rispettare TUTTI i toreri, compreso il Fandi, per il solo fatto che scendano nell'arena. Anche quando si affronta di profilo il più mansueto dei Domecq si è sempre ad un errore, ad un istante dalla cornata fatale, questo non va mai dimenticato. Però, detto questo, il torero è un'artista, che sceglie volontariamente di intraprendere questa strada. Perché ti da tanto fastidio che sia criticato, fatta salva la puntualizzazione precedente? Egli è conscio, (ed è giustissimo che sia così, altrimenti sarebbe davvero la morte della corrida) che se il livello della sua prestazione non sarà all'altezza, sarà fischiato e criticato, da gente che non dimentichiamolo paga bene per andare ai tori. A me Jose Tomas non fa impazzire, lo ritengo sopravvalutato, e quindi lo dico. D'altro canto, ritengo il più completo torero di oggi Manzanares; però se qualcuno avesse da criticarlo, easy, parliamone, qual'è il problema, i passaggi a sinistra? Si discute, poi ognuno ha le sue opinioni, ed è bellissimo che sia così. Quello che voglio farti capire è che è proprio questa difesa quasi si trattasse di lesa maestà che di solito si sente dai Tomasisti a render(me)lo antipatico. Stesso discorso dall'altro lato potrei farlo per i tori, basta vedere com'è andata la temporada di Miura, eppure si troverà sempre gente che li difende a spada tratta. Però nessuno gli vieta di farlo. Ne sono liberi. Come io di sottolineare ciò che non mi piace; è questo il punto principale. Indipendentemente da tutto questo, auguro a Nucci tutto il meglio per Barcellona; libero aficionado in non più libera plaza.

Saluti,
Foresti

Anonimo ha detto...

Ma che bella tertulia ! Non posso trattenermi con il permesso dell'Autorità entro pure io ai "quites":

Anche io ritengo il JT della sua ultima riapparizione assai lontano dal gran torero che è stato in certi momenti, e molto sopravvalutato, oltre che circondato di un alone mitico prefabbricato, e perciò evito di andarlo a vedere, perchè a me piace vedere ed ammirare un torero lidiare un toro e non un succedaneo. Come amante della Fiesta, ritengo che non sia un buon modello da proporre. Spero che prima o poi faccia qualcosa per giustificare il trattamento speciale che gli viene a mio avviso immeritatamente riservato.

Lo stesso dicasi per molti altri, pure il giovane Manzanares, che a parte "matar recibiendo", torea irrimediabilmente di profilo,che per me è un peccato capitale.

La maggior parte dei toreri - che alla fine lo fanno per soldi, oltre che per vocazione - arrivati al vertice cercano la comodità, questo c'è sempre stato, fin dai tempi di Guerrita, però il pubblico e la critica di una volta almeno reagivano, e ogni tanto dovevano dimostrare di meritarsi la categoria di "figura" affrontando tori più duri ed entrando in competizione diretta fra di loro.

Ora invece si mettono d'accordo per non pestarsi i piedi e sopratutto nello scegliere tutti tori che danno meno fastidio, con l'aggravante che ormai, salvo una sparuta minoranza, nessuno protesta, ed anzi molti li ringraziano, qualunque cosa facciano.

Se qualche critico osa muovere obiezioni, viene etichettato come un "nemico della Fiesta".

Se dobbiamo valutare un torero per il movimento economico che produce, Manuel Benitez El Cordobes sarebbe da beatificare, invece è stato altamente nefasto. Eppure aveva legioni di "fans", di fanatici, come li hanno avuti altri toreri (quasi tutti, a ben vedere, non migliori di altri, e nel caso del Cordobes, decisamente peggiori).

Ho già detto in un'altra occasione che il fanatismo non è a mio avviso un giusto approccio al fenomeno tauromachico, e che una visione critica ed esigente consente di discernere il buono dal cattivo, per cui alla corrida si dovrebbe andare non per gioire a tutti i costi, ma anche disposti a soffrire e ad indignarsi, se necessario, e a protestare, proprio per poter apprezzare meglio quei rari momenti in cui veramente si vede qualcosa di eccelso.

Perchè se agli addetti ai lavori facciamo credere che tutto ciò che ci propinano va bene, ne approfitteranno sempre più, e non ci sarà limite al peggio.

Ciascuno è libero di fissare il suo livello di esigenza, sia rispetto al toro che rispetto al torero, personalmente aspiro al meglio, ed anche se so che è praticamente impossibile, non per questo mi adeguo alla massima per cui "chi si accontenta gode".

Se per questo, per esigere le cose ben fatte e criticare le frodi, i trucchi, il livellamento verso il basso, il toreo industriale, gli "..ismi" di vario genere (compresi quelli relativi a certe ganaderie che ormai vendono solo la loro leggenda) devo passare per un nemico della Fiesta, me ne farò una ragione.

Saluti, e che Lagartijo ci protegga.

Marco

Anonimo ha detto...

non esistono tori uguali, non esistono giornate uguali e non si vuole qui criticare l'are di toreare.
Si parla di sopravvalutazione di un torero, nucci, sei giustificabile solo per quell'ardone che hanno i fan, che li porta a non vedere quello che altri riescono a scorgere.
Niente di personale ma non finirebbe mai la discussione, io non andrei appositamente a barcellona, seppur per il frangente dell'indirizzo preso dalla catalogna sul punto delle corride, per vedere JT.
Se vogliamo buttarla sul commerciale, concordo con chi ha fatto intendere che stadi pieni, enormi incassi sono l'unica risposta alle critiche su JT, qui si parlava d'altro, ce ne sarebbero parecchi che vorrebbero sfidare la morte ma non avranno mai la possibilità, altri lo fanno in altri ambiti, un conto è il rispetto verso di loro, altro è discutere sulle loro qualità.
saluti
marco e.

matteo nucci ha detto...

Carissimi.
Ho capito: qui si parlava di altro. Un fan come me non puo' intervenire e in fondo era questo che mi aveva sempre spinto a tacere.
Mi limitero' allora a raccontarvi quel che e' successo ieri qui, a prescindere dai tori e dai toreri, di cui leggerete sui giornali specializzati e che avrete modo di contestare, ridicolizzare, svergognare come vi pare. Qui a Barcellona, alle sei, mentre il pubblico gridava "Libertad, libertad", i matadores hanno chiamato tutti gli attori del paseillo a ringraziare e salutare e accanto a me un vecchio piangeva come un bambino, singhiozzava e tremava e serrava le mascelle per cercare di seguire quel che capitava nell'arena. Molto piu' tardi, verso le otto e mezza, quando e' stato toreato il sobrero regalato da Morante, la fiesta ha trionfato nell'allegria di tre toreri che mettono banderillas e si abbracciano in una solidarieta' di altri tempi. Allora il vecchio rideva e batteva le mani sulle gambe, rideva e sghignazzava e sembrava volesse dare manate nell'aria per gridare "ole'". Poco dopo poi, quando tutto e' terminato e i toreri erano gia' uscit in trionfo e la folla sciamava via, l'ho visto chinarsi sulle ginocchia tenendosi la fronte fra le mani con cui stringeva il berretto. Pensavo stesse per piangere di nuovo. E invece si e' fatto forza e si e' tirato su. Per andarsene via dalla plaza un'ultima volta.
Questo, tutto questo, per me e' argomento di mito, il mito antico. Mito aperto da sempre e per sempre. Archetipi.
A presto.
M

paolo barbon ha detto...

Ma quante idiozie scrivete su di uno spettacolo barbaro e primitivo???
La corrida è finzione e inganno e meschinità.
Se il toro non fosse "preparato" il torero non avtebbe scampo!
Quanti giri di inutili parole spese su di una verguenza nacional su una honte!
La corrida non è sport e non è cultura è retaggio di epoche barbare oramai passate e presto sparirà per sempre nei libri di storia.
La peggiorei storia, quella da dimenticare!

RONDA ha detto...

Perbacco Paolo, ma come ho fatto a non pensarci prima?

Mi hai convinto.

Andrea Zadro ha detto...

Buona l ultima !