venerdì 25 marzo 2011

Perché andiamo a vedere la corrida




Entri nell’arena che sei curioso. Io almeno, sono stata curiosa dubbiosa morbosa.

Poi ho visto la tauromachia. Ho visto il sangue e la danza. Ho visto il dolore. L'ho anche sentito per la verità. Nel muggito dell'animale, uno due, due animali. Due su sei.

Ho visto con la pancia, ho sentito con la pelle.

Tu sei fermo e un toro corre, sei uomini corrono e uno solo danza.

Ci prova. Non a tutti riesce.

Tu fermo. Loro no.

Tu al sicuro. Loro no.

Eppure.

Non è che ti muovi con loro, ti si muovono addosso. Forse è per questo che dopo sei stanco. Ce li avevi addosso sulla pelle e nella pancia. Per forza che dopo sei stanco.

Non sono Baricco, che ha scritto meravigliosamente di Tori, non lo sarò mai. Ma la danza l'ho vista. E ho visto il dolore, dell'uomo e dell'animale. Uno che non riesce a uccidere, l'altro che non riesce a morire.

Stesso dolore. Nella mia pancia.

Ho visto il rispetto. Uccidere e morire con rispetto. Uno su sei.

Il rispetto disonorato attira i fischi. I fischi attirano silenzio. Il silenzio ti redime.

Dal sangue, dagli errori, dalla cattiva sorte.

Esci che sei pieno di sangue e sabbia, ce li hai nella pancia. Non si vedono, ti lavano da dentro.



Simona Pizzuti


(foto Ronda - per inviare il proprio testo: alle5dellasera@tiscali.it)


1 commento:

ferriko ha detto...

bellissimo.
le tue parole serviranno.
anche a baricco.