
Come spiegare a un totale profano, e per di più magari con l'aggravante di essere italiano e quindi a digiuno di ogni conoscenza o residui culturali di tauromachia, che la corrida è essenzialmente ed ineluttabilmente esperienza di amore per il toro?
In un ideale percorso di avvicinamento alla corrida e per una corretta pedagogia dell'aficion, non ci sarebbe niente di meglio per iniziare che una visita ad una ganaderia: dove tutto, dagli orari agli spazi, dalle cure alle storie, è in funzione del toro, che qui è l'indiscusso re e l'oggetto di un amorevole culto altrimenti difficile da comprendere.
Reduci dalla manifestazione antitaurina del giorno prima andata in scena nell'arena di Nimes, dove un pubblico disgraziato e un'impresa criminale ha portato in trionfo i toreri di fronte a un sestetto di Zalduendo tanto insulsi e deboli da far compassione, e dove la noia ci ha avviluppato nei suoi melliflui tentacoli per due ore e mezza, che grande e indimenticabile boccata d'aria fresca la visita all'allevamento dei fratelli Tardieu la mattina del venerdì!
Uno di quei preziosi e impagabili momenti che ti fanno ringraziare il cielo, per chi ci crede, o la combinazione degli eventi, per noi laici e materialisti, di essere stato a suo tempo contagiato dal virus dell'aficion.
Guidati dall'amico Daniel, Loquito del Arte, e dal suo socio la talpa trombonista, l'accoglienza riservata da Louis e Alain Tardieu ha dato in pochi attimi la cifra di quella che sarebbe stata la mattinata: una stretta di mano sincera, un sorriso vero e profondo sul viso solcato dalle rughe dal tempo e dal lavoro, e un "grazie per essere venuti a trovarci" eloquente e grande nella sua semplicità.
Presto montati sul carro del trattore, il giro nella sconfinata tenuta (600 ettari, nella campagna alle porte di Arles) ha avuto per cornice una natura rigogliosa e luminosa, dove gruppi di cavalli camarghesi punteggiavano con il bianco del manto l'orizzonte e dove il verde della ricca vegetazione era un inno alla bellezza della natura.
Niente da fare, la fierezza che ha il toro da combattimento, il collo alto e le corna a toccare il cielo, il corpo di muscoli ben saldo sulle zampe solide, lo sguardo fisso davanti a sé a dominare sul creato, è cosa unica.
La bravura nello sguardo.
E il toro nel campo è ancora più imponente e sicuro, il toro nel campo è una statua da ammirare, un signore da riverire, una divinità nel suo olimpo.
Sono belli i tori di Tardieu, ben fatti, la testa imponente ed armata, i muscoli lucidi, portamento nobile, classe e serietà insieme.
Affascinante per varietà la paletta dei colori, berrendos, jaboneros, ensabanados...eredità genetica e nel pelo di quel Maravilla che da Tabernero arrivò fino in Francia a fecondare le vacche di Pouly, e da qui a cascata a dipingere i manti delle mandrie di diversi allevatori transalpini.
Dal 1951, data della creazione dell'allevamento, si sono mischiati in quelle vene il sangue santacoloma e quello gamero-civico, poi nunez e domecq.
Scendiamo dal carro, arrischiamo qualche metro con i piedi nell'erba fresca per ammirare ancora e meglio i becerros disciplinati al seguito delle madri, lo sguardo sornione e vigile del semental, l'ardore dei novillos, l'imperturbabilità dei cinquenos.
Alain e Louis a spiegarci, raccontare, lavorare, a introdurci nel caveau per mostrarci i diamanti più preziosi e per controllare ancora come ogni giorno quegli animali che riconosco, anche a distanza considerevole, uno per uno.
C'è amore nelle loro parole, amore vero per quei tori che ora sono lì a pochi metri e che ci fissano con gli occhi di chi sa di essere, qui, il padrone.
La più degna conclusione, a metà mattina, una merenda con vino salame e formaggio, per nutrire ed inebriare il corpo dopo che lo spirito e gli occhi già erano sazi: ancora parole, domande, racconti e sorrisi.
C'è José Tomas oggi a Nimes?
Sì.
E' grande, José Tomas, ma i nostri tori non li vuole.
Da Alain e Louis Tardieu abbiamo voglia di tornare presto, perché fa bene.
Nel frattempo, per chi volesse, è online la galleria di foto prese quel giorno.
- per ogni approfondimento, su Terresdetoros la scheda dell'allevamento Tardieu: da leggere -
(foto Ronda)
martedì 23 giugno 2009
Chez Tardieu
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2 commenti:
Mi ricorderò sempre del toro di Tardieu che vinse la Concorso di Arles nel 2003, e quell'altro in un'altra concorso che fu il migliore di tutti, ed era il sobrero, così non potè prendere il premio. La morale della storia è che Tardieu alleva magnifici tori, ma non li riesce a vendere perchè la mafia taurina del toreo commerciale, fiancheggiata da quegli aficionadillos che si riempiono la bocca di parole come "arte", "duende" ed altre melensaggini di questo tipo, li boicotta.
Saluti.
Marco
ecco non spiegarlo. è semplicemente una tortura, è più amorevole la caccia col fucile, almeno con un colpo e via non si prolunga oltre l'agonia di un animale.
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