martedì 11 gennaio 2011

Perché andiamo a vedere la corrida






Io ho una grande difficoltà a ricordare le cose. Mi dimentico i nomi, gli avvenimenti, le parole.

Ah se mi dimentico le parole…!

Mi dimentico i libri che ho letto e che mi sono piaciuti tanto da rileggerli ancora e ancora per poi ancora dimenticarli. Mi dimentico i titoli dei film, a volte anche le trame dei film e spesso sono in difficoltà quando mi trovo a parlare di una cosa che dovrei sapere ma che non ricordo affatto.

Mi dimentico le date: in storia ero un disastro.

Mi dimentico i ristoranti dove ho mangiato, i posti che ho visitato, i concerti che ho ascoltato, le mostre che ho guardato.

Se adesso qualcuno mi chiedesse quante corride ho visto non saprei proprio rispondere, nemmeno con un grande sforzo di memoria. Non saprei dire i nomi di molti toreri, nemmeno il nome di molte ganaderias, e nemmeno saprei dire in che giorno ho visto il mio torero preferito per la prima volta.

Però di quel giorno ricordo che era mattina, che c’era il sole, che ero con due persone conosciute il giorno prima e che poi sono diventate amici, amici, e che ho imparato a ballare Paquito Chocolatero. Ricordo anche che per la prima volta ho pianto all’arena perché ho provato un’emozione grande nel vedere che un ragazzino dedicava il suo primo toro alla madre. Da quel gesto, e da altri suoi visti in quella stessa mattina, ho deciso che quel ragazzino sarebbe diventato il mio torero preferito.

E ho anche deciso che sono questi gesti a farmi amare così tanto la corrida.

Perché ci sono cose che ad altre persone risultano indifferenti ma che a me fanno venire i brividi alla pelle e allora, forse, queste cose le ricordo.

La prima corrida della mia vita me la ricordo, ricordo che c’erano Castella e Rincon e l’altro non lo so più, forse il Cid, poi ricordo che pioveva e che non capivo niente, ma che dicevo che Rincon era un incapace e che Castella era molto bravo… infatti non capivo niente.

Mi ricordo una faena di Bautista a S.Sebastian dove sono rimasta per tutto il tempo con la bocca aperta, e di quel giorno ricordo perfettamente dove ero seduta e ricordo che anche lì ero con altre due persone che poi sono diventate mie amiche.

Ricordo un Clavel Blanco ad Arles che è andato cinque volte alla picca facendo tremare l’arena, e anche lì ero con una persona vista la prima volta la sera prima, e che sarebbe diventato inevitabilmente amico. Ero anche con un altro amico, che sta a mille chilometri da dove sto io, pure lui conosciuto grazie ai tori.

Ricordo un Bautista a Bayonne che uccide recibiendo: il primo della mia vita, e l’unico che ricordi perfettamente. Ricordo una cornata che ha preso il Cid a Frejus.

Ricordo una Salve Rociera suonata all’arena di Arles e tutto il pubblico che canta e ricordo di essermi girata per vedere se anche la mia nuova amica si era emozionata come me.

Ricordo un toro che tremava, con la spada conficcata, ero a Vic Fesenzac. Anche lì c’era il sole e anche lì c’erano vicino a me persone appena incontrate che poi sarebbero diventate mie amiche.

Ricordo di una volta che a Nimes mi sono talmente rotta le balle che durante una faena sono andata in bagno, e quella volta ho deciso che certe corride non fanno proprio per me.

E poi mi ricordo alcuni particolari: il neo di Nimeno II°, le rughe di Rincon, le basette di Padilla, la cicatrice che ha il Juli vicino alla bocca, il sigaro del Pana, le gambe lunghe di Castella, il naso di Rafaelillo, i capelli ondulati del Fundi, un vestito marrone di Mehdi Savalli, la cravatta a righe di Herve Schiavetti sindaco di Arles, i fiori bianchi lanciati a Denis Lore, gli occhi di Tomasito, la faccia da vecchio che ha El Cid, i capelli con la brillantina di Ponce, una camicia nera a pois bianchi di Morante, il sorriso di Tardieu che non è un torero ma un signore, e allevatore.

E adesso che ci penso bene, io i toreri non li ho mai visti ridere o sorridere serenamente. E pensare che io grazie a loro ho sorriso tante volte, tante volte ho avuto paura e qualche volta ho pianto. Perché la cosa che più di tutte mi fa amare la corrida è il fatto che quando sono all’arena mi si muovono un sacco di sentimenti che non ho paura di mostrare.

E poi amo andare alla corrida per tutti quelli che ho conosciuto grazie alla corrida e che ora sono miei amici, perché mi piace sapere che finalmente sta arrivando la stagione e allora ci si organizza e si decide dove andare, si aspetta insieme l'uscita dei programmi delle nostre ferias, e soprattutto si organizzano le occasioni per stare insieme.

La mia temporada con gli amici inizia all’Aficion con un bicchiere di Ricard e lì, davanti alla mia arena preferita, con le bande che suonano e con le facce conosciute di chi è ancora lì per un altro anno, penso di essere felice.


Elisa Quarati


(foto Ronda - per inviare il proprio testo: alle5dellasera@tiscali.it)


6 commenti:

Anonimo ha detto...

E' bello leggere di una donna che ama la corrida.

Anonimo ha detto...

E' bello leggere di una donna che ama la corrida.

Macho ha detto...

Olé torerita!

Matteo ha detto...

Madonna ma questo è il più bello di tutti, mamma mia, magnifico, non ho parole. Questo è lo scritto più bello di tutti. Non posso dire altro

El Pana ha detto...

LECCHINO!

Anonimo ha detto...

è veramente bello !!
roberto.