
Lasciamo perdere i primi 10/15 dell'escalafon, che si esibiscono nelle arene con contratti a 5 zeri: si dice che don José Tomas fosse arrivato a chiedere 400.000 euro per il ritorno a Las Ventas, e i vari Juli, Castella, Ponce nelle arene più prestigiose si vestono di luci non prima di aver pattuito onorari da favola. La cosa non scandalizza più di tanto, un appuntamento con la morte non ha prezzo, e sarà banale ma se pensiamo ai vergognosi cachet dei nostri calciatori i duecentomila che chiede Juli a Madrid sono noccioline.
Ciò che è interessante è capire come se la cavano i toreri che non sono esattamente delle star, o i loro subalterni: le cifre scritte sui contratti in questi casi sono assai più modeste, e ci ricordiamo per esempio dei 9.000 che intascò l'anno scorso Julien Lescarret (torero d'alternativa, si intenda) per combattere una corrida di Palha.
Novemila euro, che al netto delle spese per la quadriglia e il resto si riducono a molto meno, per mettersi di fronte a tori con casta, selvaggi e non propriamente accomodanti.
Il tutto per quante? cinque, dieci corride l'anno a dire molto.
Lasciamo perdere perciò il fortunato gruppetto in fuga: il punto è che nel plotone che (in)segue le dichiarazioni dei redditi non devono essere troppo ricche.
Ci si deve arrangiare dunque, ché in inverno mica tutti si va in Sud America.
E si trovano occupazioni collaterali, che integrano, aiutano, e soprattutto consentono di alimentare il sogno.
Quando gli olé delle arene sono lontani, quando per far scrivere il proprio nome sui carteles bisogna sudarsela, quando per comprare un traje c'è da fare sacrifici o per allenarsi non c'è la tenuta di famiglia, ma il parco pubblico del paese.
Ecco che Denis Loré, matador francese abituato alle corse dure e ritiratosi nel 2007, negli ultimi anni di attività arrotondava guidando bus, chauffeur.
Morenito de Nimes ha una cattedra di spagnolo in un liceo della città natìa.
Salvador Cortes, quando non torea nella sua Siviglia o a San Fermin, serve caffé e cervezas e si muove tra i tavolini di un bar.
Frascuelo, quel Frascuelo che ha una faccia da torero unica e incredibile e che l'anno scorso a sessant'anni suonati si è preso il lusso di venire a Ceret e di insegnare a tutti cos'è la toreria, è uno stuccatore.
Marc Serrano lavora in un'agenzia di assicurazioni a Madrid, Miletto all'impresa di pompe funebri della famiglia.
Alberto Aguilar fino a quest'anno era disoccupato, in passato si occupava di carico e scarico merci sui camion, e aveva provato ad aprire un bar, fallito.
Diego Urdiales è un imbianchino.
Anche Domingo Navarro non sfugge alla regola.
Banderillero per vocazione, officia agli ordini di diversi toreri, l'abbiamo visto a Pasqua ad Arles con Bolivar rischiare una cornata terrificante e ha seguito per anni Esplà.
Da vedere questo bel video: Navarro passa dall'ovazione di un'intera arena che, tutta in piedi, lo acclama e lo obbliga a salutare, ai banchi di un mercato coperto.
Fa il salumiere.
La domenica le banderillas a Las Ventas, ad un Adolfo Martin, il lunedì ad affettare del jamon per la signora venuta a far la spesa.
La domenica vestito d'argento, il lunedì con il grembiule bianco.
Quando non sei una star, ci si deve arrangiare.
Cayetano poveraccio è costretto a fare il modello.
(foto Ronda - Urdiales, ovvero la grinta dell'imbianchino)
mercoledì 10 novembre 2010
Il mestiere di arrangiarsi
domenica 7 novembre 2010
sabato 6 novembre 2010
Fuga di cervelli

Periodo di intensa attività e successi in terra iberica per il nostro lettore ed occasionale collaboratore Marco Coscia.
Se non proprio in tutta la Spagna, perlomeno in quella dell'aficion: c'è anche la sua firma su un paio di riviste taurine editate di là dai Pirenei.
Innanzitutto è sua la la foto qua a fianco, che campeggia sulla copertina del nuovo numero (sarà presentato proprio oggi) del Cerro de San Albin, corposa rivista dell'Associazione Culturale e Taurina omonima, di Merida.
Ritrae un toro di Cuadri al campo.
E poi soprattutto sono di Marco Coscia due articoli che compaiono sul più recente volume de El Aficionado, la fanzine dell'associazione culturale La Cabana Brava: la si scarica e legge a questo indirizzo (cliccare su descarga).
Nei due scritti, un'attenta analisi della corrida concorso settembrina ad Arles e un'ode a quel monumentale paio di banderillas messe a Ceret e di cui già avevamo dato notizia su Alle Cinque della Sera.
giovedì 4 novembre 2010
The Matador

Diciamo subito che la visione de The Matador non è così terrificante come uno si aspetterebbe da un film biografico su El Fandi.
Il regista, tale Stephen Higgins, ha curato bene i dettagli: le sequenze all'arena sono avvincenti, ben girate, incatenate l'una all'altra e montate con una sensibilità particolare.
Per dire, il tanto acclamato Manolete con Adrien Brody ha sprecato un'occasione magnifica, traducendo la corrida in immagini senza profondità, nervose, meccaniche.
The Matador, su questo piano, è decisamente meglio: alcuni scorci sulla Spagna dei tori, alcune panoramiche di respiro e i dettagli sul torero e sugli avvenimenti sono tutte cose ben fatte e la visione è piacevole, quantomeno piacevole.
Curata, originale ed efficace la colonna sonora.
C'è che il film trasuda di un malcelato hollywoodismo che lo attraversa dal primo fotogrammo all'ultimo: è tutto molto yankee, il torero è un eroe che nasce da una famiglia modesta, parte con le migliori intenzioni, poi cade vittima di un infortunio grave ma alla fine si riscatta e il bene trionfa sul male.
Il meccanismo più classico, infallibile ma anche inflazionato.
Insomma, sembra proprio che Higgins e El Fandi si siano trovati: la poetica del regista si sposa perfettamente con l'approccio del torero alla tauromachia, e tutto ha una visione molto trionfalista e la ricerca affannata dell'epicità a tutti i costi si impone sulla narrazione e sui canoni.
Tutta la pellicola ruota intorno all'ossessione del giovane David a voler raggiungere il tetto delle 100 corride toreate in un anno: le stagioni passano e il nostro eroe si avvicina sempre più a quello che per lui e il regista è evidentemente un prestigioso traguardo, ma succede sempre qualcosa e ci si ferma a 30, 70, o giù di lì.
Finalmente alla fine El Fandi riesce ad onorare i centro contratti nella stagione 2005, lui è contento, il regista è contento e noi tra un pop-corn e l'altro sospiriamo di sollievo: missione compiuta.
A onor del vero alcuni passaggi sono davvero riusciti, e questo Higgins con l'azione ci sa fare.
La ricostruzione della encerrona del 28 maggio del 2005 nella natìa Granada, corrida davvero mitologica (El Fandi passò tre quarti d'ora in infiemeria tra un toro e l'altro, si fece operare e ricucire senza anestesia e tornò per tagliare una manciata di orecchie una coda), è palpitante, elettrica e rapisce lo spettatore.
The Madator, via, in sintesi: c'è di meglio ma c'è anche di peggio.
Da vedere, comunque, ché l'inverno è lungo e primi tori sono così lontani.
* qui un trailer
* qui la pagina ufficiale del film
mercoledì 3 novembre 2010
martedì 2 novembre 2010
Perché andiamo a vedere la corrida
Beh, non è che sia semplice da spiegare...ho provato a scriverlo a penna, poi l'ho copiato qui. Perchè?
Mi sa perchè, alla fine, è e resta una cosa antica, un piacere un pò fuori dal tempo, che nasce forse da una nostra cultura, antica appunto, e personalissima.
Infatti, in Italia, non siamo in tanti, no? Fatte le dovute proporzioni, nemmeno in Spagna o in Francia, a pensarci bene.
E' il "mundillo".
Per non essere troppo banali, ci dobbiamo, secondo me, dimenticare il motivo originario, che in realtà, è banalissimo, perchè è la curiosità. Magari siamo capitati in quel posto (Pamplona, per me) e siamo andati alla corrida.
Poi però ti viene voglia di vedere come è anche in altre città, in altri luoghi, in Spagna, in Francia.
E diventa un piacere leggere, d'inverno, quando le corride non ci sono, e aspettare la primavera per vederne ancora, e cercare di capire...e capire che di capire non si finirà mai!
E allora diventa una libidine cominciare ad organizzare il prossimo viaggio taurino, e girellare con gli amici in una città nuova, che ti piace o non ti piace, ma che è taurina in un modo diverso da tutte le altre, e via via che si avvicina l'ora della corrida, senti sempre che è più vicina, e sei passato dall'arena poche ore prima, per vedere come è, perchè non l'hai mai vista, oppure l'hai già vista parecchie volte, ma ci passi lo stesso.
Ora però che manca mezz'ora all'inizio, vedi che c'è un bel pò di gente, tutti appassionati, ed anche te lo stai diventando, lo senti, sei un pò ingenuo, ancora, ma va bene così.
Si perchè lo vedi quello con la coppola ed il sigaro, ma c'è anche una bella signora, lì accanto, o i due fidanzati, e lei che grida "olè", e poi piange una lacrimuccia quando il toro viene ucciso...
Il toro...tutto gli gira intorno, già, e sono momenti indimenticabili quando lo vai a vedere a casa sua, nel campo, e resti a bocca aperta, ma non è questo andare alla corrida, no, si va fuori tema?
Allora, alla corrida, no, qualche ora prima, che sei a pranzo in un magnifico locale taurino, a Triana, o a Zaragoza, e ridi, scherzi, e parli di tutto, e ad un certo punto uno fa "si, ma che mi dite della corrida di oggi?", e ne parli, ne discuti, ed a volte letichi anche, e oggi dici "vi rendete conto che siamo venuti qui apposta a vedere i Victorinos?"...
E se sei fortunato, la tua compagna ha capito questa tua passione, e ti lascia andare, quando non può venire con te, e quando rientri, che hai visto una grande corrida, e le dici che nel silenzio magnifico di una faena magnifica una magnifica musica è suonata, ed un toro grande, forte e coraggioso ha ballato insieme al suo torero fino alla fine, e poi, "mi porti con te la prossima volta?", "si, certo, si potrebbe andare qui, che non ci siamo mai stati, dicono che è bello..."
Marco Garosi
(foto Ronda . per inviare il proprio testo: alle5dellasera@tiscali.it)
lunedì 1 novembre 2010
Il Tex a disposizione

Per chi non vuole trascorrere i pomeriggi domenicali sulle bancarelle dell'usato, per chi ha fretta e i tempi della Bonelli sono troppo lunghi, per chi giustamente vuole risparmiare approfittando delle grandi possibilità della rete...voilà: il Tex sui tori è disponibile.
A questo indirizzo si scarica il pdf dell'ormai celebre 488, Matador!.


