domenica 17 ottobre 2010

Conto alla rovescia




Altroché Kilimangiaro, qui siamo ben oltre.

Dunque, c'è un personaggio in Francia, super amante degli animali, super anticorrida eccetera eccetera, che ha deciso di alzare il livello.
Forse si era stufato di manifestazioni, proposte di legge, volantinaggi e cose così.
Il tipo ha deciso di risolvere il problema alla radice: i tori da combattimento muoiono nell'arena?
Bene, io me ne compro uno e non lo faccio morire nell'arena.

Christophe dunque ha riscattato un vitello di tre mesi dal suo allevamento e se l'è messo in giardino.
L'ha chiamato Fadjen.
E la cosa migliore che il prode Christophe ha fatto per divulgare questa nuova pratica è stata l'apertura di un blog, dalle cui pagine l'amico transalpino ci relaziona sulla crescita di Fadjen, mostra video in cui Fadjen risponde se chiamato, chiede sostegno economico e dice che ha bisogno di un trattore per portare da mangiare a Fadjen, mostra altri video in cui Fadjen corre spensierato insieme alle caprette, e vi pubblica le pagine del diario in cui ci racconta della prima poppata che Fadjen ha dato al biberon, del secondo biberon che Christophe ha dato a Fadjen e così via, tratteggiando uno scenario idilliaco in cui il toro da combattimento non è altro più che un pacioso animaluccio da compagnia, un erbivoro pacifico e naturalmente incline a stabilire fratellanza con l'uomo, un compagno e un amico.

Christophe ci dice che Fadjen, chiamato così proprio come il vitellino di Ingalls - quello de La casa nella prateria - ha imparato a rispettare i "no" che lui gli intima, è di casta domecq, riconosce la macchina del suo padroncino, che lui gli parla molto (cioè, Christophe a Fadjen) e che Fadjen lo onora di muggiti affettuosi e complici.

C'è un filmato in cui Christophe gioca a pallone con Fadjen, davvero, non scherzo.

Tutto molto commovente, tutto molto disney.

Se non che, tanto per dirne una, anche l'allevatore francese di toros bravos Cyril Colombeau qualche anno fa dovette tirare su un vitello col biberon.
La madre l'aveva abbandonato, e non c'era alternativa.
Cyril Colombeau aveva nutrito il vitellino, l'aveva svezzato, gli si avvicinava, gli lustrava il pelo, lo accudiva, i due se la intendevano.
Il vitellino crebbe e si fece toro.
L'8 aprile 2004, giusto in apertura della feria di Arles, Cyril Colombeau entra proprio nello stallo di quel toro, per portargli del fieno.
Inciampa e cade a terra.
Il toro gli pianta un corno nel petto, lo solleva, e lo inchioda contro il muro.
Morto sul colpo.

Io, fossi in Christophe, terrei aperte le biglie.
Il biberon non basta, per spurgare il sangue da millenni di bravura.

E' tutto così stupido.


- il blog di Christophe e Fadjen
- una pagina dal sito del Crac con l'intervista a Christophe e Fadjen calciatore


3 commenti:

Anonimo ha detto...

Io non mi fiderei più di tanto ad avere in casa un gattino con due corna e cinquecento chili.
Tutto sommato non resta altro che aspettare che il gatto si ricordi di essere un toro; magari prima che il tipo si ricordi di Darwin...
E allora sì che sarà selezione naturale.
Per tutti e due.

Suerte.
Giacomo

Anonimo ha detto...

Che Christophe sia un ignorante, non sorprende. Come tutti gli animalisti, non conoscono gli animali, e non conoscono le cose di cui parlano e che contestano. Quando Fadjen sarà un bell'eral di 350 kg se ne riparla. Marco/Siena

chicco ha detto...

Che coglione! Il vitellino, nonostante la giovane età, aveva già l'aria di averne le tasche piene delle coccole, grattini e delle smancerie di questo fesso che gli sale pure in groppa. Speriamo solo che quando l'animale sarà adulto non ne faccia le spese qualche essere umano ( le caprette le vedo già male, non parliamo del cavallo...)