lunedì 29 settembre 2008

Castella, a Nimes


Sabato 20 settembre, arena piena, sole e caldo.
E' l'evento, appunto.
Il francese unico espada per tori di Garcigrande, JP Domecq e Victoriano del Rio, ganaderias di garanzia totale.
Castella in lilla e oro viene accolto da un'ovazione da stadio appena sbucato dal tunnel delle cuadrillas: il clamore sarà ancora maggiore alla fine del paseo, con il torero chiamato a salutare in un'atmosfera di elettrica attesa.

Il primo è un Garcigrande (Conferetero, 518 kg), con corna scandalose. Dopo una buona serie di veroniche, il toro si guadagna qualche applauso entrando per la seconda volta al cavallo con una discreta dose di alegria (Castella non l'ha messo en suerte né la prima né questa volta).
Alla faena Conferetero arriva già quasi stremato, la lingua fuori, svuotato.
Cominciamo male. Due serie a destra senza nessun brivido, la terza fà partire il paso doble ma la musica non cambia. A sinistra il toro è quasi immobile, Castella torna a destra e strappa applausi con una serie senza dominio ma plastica ed elegante.
Uccide con una laterale che tarda a fare effetto. Il presidente decide che è bene iniziare subito con la festa e incredibilmente accorda un trofeo nonostante la petizione sia palesemente minoritaria.
Si becca i sonori fischi della parte lucida del pubblico. Castella si sbarazza presto dell'orecchia e fa una vuelta con nessun entusiasmo e con un sorriso tirato sulle labbra. Fischi anche al toro.

Desenfado (JP Domecq, 495 kg) entra come una sassata e con un corno rompe due assi della barrera. Disordinato alla capa, mette le zampe nel panno e attacca a scatti. Nemmeno questa volta Castella si fà carico di posizionare il toro per l'assalto al picador: Desenfado ci pensa da solo a sistemarsi e poi partire, per due volte. Potere della selezione forse, il toro che si mette en suerte.
Dopo un buon quite in mezzo all'arena, una delle cose migliori di tutta la serata: due paia di banderillas di Curro Molina, precise e potenti, una autentica delizia per l'aficionado. La faena è quasi inesistente, il toro si difende rimanendo fermo ed aspettando fino all'ultimo, risparmiando gli attacchi, e agganciando la muleta un paio di volte. Questo comportamento gli vale un bajonazo da antologia, terribile ma efficace: c'è chi applaude.
Fischi al toro.

E' di Victoriano del Rio il terzo, Duende (523 kg).
Nullo alla picca, da dove esce subito e da solo.
Bel quite di chicuelinas, chiuso con un'ottima revolera. Duende ha un pò di motore, Castella lo vede e costruisce un buon trasteo che inizia a destra: la seconda serie, di sette muletazos, è pura e profonda. Musica. Su quel corno Duende ha carica, parte da lontano, mette bene la testa.
Il passaggio a sinistra ha il potere di raffreddare toro, torero e pubblico: di qua il toro non va, e Castella non riesce a trovare il registro giusto per combatterlo. Qualche trucco per compiacere il pubblico, e faena che si dilunga ben oltre le possibilità di Duende e la pazienza di un manipolo di aficionados sui gradini. Un'intera un pò indietro fa cadere le due orecchie. C'è chi applaude il toro.

Costalero di Garcigrande (476 kg) deve avere dimenticato la corna al campo, un pò come quando distrattamente si inforca la Vespa avendo dimenticato di indossare il casco.
Veroniche per accoglierlo. Al primo assalto ribalta il cavallo ma né con bravura né con forza, semplicemente perché abbassa tanto la testa da far leva su una caviglia e lo spedisce per aria. Per tutta risposta, poco dopo il picador gli conficca la vara sul fianco. Una seconda picca leggera con il toro che spinge bene e una terza (!) da lontano, con il pubblico stupito.
Castella inizia con degli statuarios autoritari ed eleganti. Il toro però non trasmette, Castella insiste sullo stesso terreno e con le stesse combinazioni, senza cercare alternative. La faena è piatta e monotona, chiusa dopo un avviso con un pinchazo e un'intera lunga a fare effetto. Applausi.

Osado di JP Domecq (480 kg) entra correndo, Castella gli somministra alcune largas e qualche veroniche in ginocchio, poi in piedi chiude con una buona media. Il toro cerca continuamente la querencia al tori, Castella né lo asseconda né lo domina, semplicemente Osado è libero di vagare per il ruedo: nei suoi vagabondaggi si scaglia una volta contro il picador titolare e un'altra contro quello opposto, sempre uscendo da solo. Dopo un buon tercio de banderillas, Castella prende la muleta e il toro cade. Tra un passo e l'altro il toro si ferma, e il lavoro non è di nessun interesse.
Una intera indietro e un descabello.
Timidi applausi, che in questo contesto equivalgono ad un pesante silenzio.

Manca il sesto.
Per ora sono tre orecchie, un incolore momento di tauromachia e la spiacevole sensazione di un'occasione mancata.
Pochissima emozione, nessun vero sentimento di partecipazione.

Enarbolado, di Victoriano del Rio, pesa 492 e ha le corna corte, cortissime.
Le veroniche di Castella sono preoccupantemente pallide. Una prima picca praticamente inconsistente da cui Enarbolado esce in ginocchio, una seconda che è un pizzicotto.
Come per El Juli la vigilia, il pubblico chiede che sia il maestro a mettere le banderillas.
Tutti in piedi ad applaudire, preventivamente.
Il primo paio è drammatico: messo a corna (?) ampiamente passate, i due bastoni si conficcano nel collo a due dita dall'orecchia sinistra. Orribile. Il terzo paio è un buon quiebro, millimetrico.
La faena inizia con un buon pase cambiado. Dopo due passi (due, di numero), l'orchestra attacca Calle Sierpes. Ma dopo le prime tre battute gli ottoni già si tacciono: il toro si inginocchia, sfinito, e il direttore ha il buon gusto di fermare la musica. Da qui in avanti è una breve ma sofferta agonia, del toro che non desidera altro che morire, di Castella che si rende conto definitivamente che la corrida è stata un fallimento, del pubblico che voleva vedere il suo eroe trionfare grandiosamente.
1 pinchazo, 2/3 di lama, fischi al toro.

Finita?
E no, signori: Sebastien, ci dice il megafono, ha deciso di offrire un settimo toro.
Grazie Sebastien, lei sì che è gentile.

Il settimo, e noi speriamo che sia davvero l'ultimo, porta il ferro di Cortes, pesa 464 kg.
E' il terzo dei sobreros previsti, vediamo se la scelta è quella buona.
Le veroniche e le chicuelinas (che fantasia, oggi, con la capa...) sono davvero buone, rotonde, secche, giuste.
Due picche appena accennate, e di nuovo Castella alle banderillas. Questa volta per fortuna va un pò più lontano dell'orecchia sinistra, ma il primo paio è comunque molto laterale. Poi ancora un quiebro, davvero buono.
La temperatura sale, sulle gradinate.
Il pase cambiado di apertura è davvero maestoso: tre, quattro, cinque passaggi in un vero e proprio corpo a corpo da mozzare il fiato.
Il toro ha carica, è veloce, si fissa bene nella muleta: è il toro buono.
Qualche buona combinazione a destra e sinistra di derechazos e naturales, finalmente cruzandose, poi il toro progressivamente cala e Castella decide per un finale tremendista che cattura definitivamente il suo pubblico, nonostante con la muleta sia tutt'altro che pulito e le corna la strappino ben più di una volta.
Due terzi di lama maliziosa ma efficace, due orecchie e la coda come da contratto.

Pubblico entusiasta, uscita dalla porta principale, titoloni sul giornale il giorno dopo.
Ma le cose non hanno per niente funzionato.
La scelta dei tori, innanzitutto: tori meno collaboratori di quelli del giorno prima, complicati in un paio di casi. In più con una presentazione pessima, davvero, inaccettabile.
Nessun riverbero di emozioni e sentimenti tra pubblico e torero, che non è riuscito ad entrare in sintonia con l'arena se non in un finale più disperato che altro.
Castella, infine, non ha evidentemente il registro adatto per combattere da solo sei tori: pochissima varietà alla capa, poca capacità di adattare il proprio toreo in funzione delle caratteristiche di ognuno dei sei (sette) tori, soluzioni ripetitive e meccaniche.

O si è in grado di dominare e imporsi, o si adattano terreni e strategie.
Questo dovrebbe fare chi ha l'ambizione di essere figura.

(foto Ronda: Castella all'inizio del paseo, Nimes 20 settembre)

5 commenti:

il panda ha detto...

W la foca!!!
tori liberi...
mangiate tofu

il panda ha detto...

7 tori uccisi per cosa??? me lo spiegate?...siete voi a dire che lo "spettacolo" non è stato bello. 7 morti inutili mi viene da dire.

Anonimo ha detto...

Ultimi post molto interessanti ed accattivanti, non è facile rendere bene l'atmosfera,in italiano per di più,ancora complimenti.
Isabella

RONDA ha detto...

Grazie Isabella, mi fa piacere.

Un saluto
ciao

Anonimo ha detto...

tofu con toro, ma que bella idea, voi a provare!

tanti bacci

27/3