lunedì 22 settembre 2008

Julissimo

Nimes, venerdì 19 settembre, più o meno alle 22.30

Alla bodega Pablo Romero, affollata come al solito, guadagnamo faticosamente il bancone per un paio di tapas di calamari e 4 birre.
Sigari e sangria concorrono alla pari all'impalpabile ma imponente arredamento olfattivo del locale.
Cerchiamo un angolo dove metterci, basterebbero due spanne quadrate di piano non inclinato su cui appoggiare piatti e bicchieri, ci sistemiamo nella metà ancora libera del coperchio di una botte, già occupata da vettovaglie di vario genere.
A presidiarle un ometto più vicino ai sessanta che ai cinquanta.
E' questione di pochi secondi.
Ci fissa, siamo suoi.
Eravate all'arena oggi?
Oui, monsieur.
Il volto si illumina, chiude gli occhi, tira il naso insù e si prende le guance tra le mani, trasognato.
Moi, aussi.
Anch'io.


La stessa sera, poco più di un paio d'ore prima.

Diecimila persone e un torero, là in basso, a vibrare della stessa tensione.
Il toro fermo, affannato dopo dieci minuti di combattimento franco.
Silenzio.
E nel silenzio, solo lontani gli echi delle bande sul boulevard, nel silenzio una stoccata come una cannonata, in mezzo alle corna, a far esplodere un'arena intera.
E' finita.
Trionfo totale, al di là della contabilità dei trofei che per una volta ha davvero nessuna importanza.
E' finita, due ore e mezza di dominio e grazia.

Signori, El Juli è un torero enorme e la corrida di venerdì a Nimes è stata un momento di emozione, passione ed entusiasmo rari e assoluti.
Sontuoso, vibrante, perfetto.
Conoscenza incredibile del toro e maestria completa nella lidia, scienza e sentimento insieme.
Scrivere poesie con i guantoni da boxe.

In un'epoca in cui ci sono veroniche e chicuelinas e il resto lo si lascia ai manuali di tauromachia dalla carta ingiallita, il signor Lopez l'altra sera ha fatto sei quites diversi per sei tori, restituendo al gioco di capa l'eleganza e la nobiltà che le compete: tafalleras, navarras, lopecinas, e altre di cui non sapremo mai il nome e chissà se hanno un nome o se non sono passi usciti così, per istinto e ispirazione del momento, da quelle mani forti e aggraziate insieme.

Non è facile combattere sei tori da soli, sei tori di uno stesso allevamento in più, sei tori di una ganaderia non certo famosa per portare emozione e tensione alle corride, di nuovo.
Bene: non c'è stato un solo, un solo momento di noia, un solo passo uguale agli altri, una sola idea uguale alle altre, venerdì sera.
Il registro de El Juli è tanto ampio e ricco da aver trasformato quello di venerdì in un pomeriggio didattico ad insegnare toreo, in un pomeriggio di miele e ispirata liturgia, di inflessibile volontà.

Un abbandono totale, sciamanico, un flusso ininterrotto di energia che parte dalla testa, passa per il cuore e arriva alle gambe aperte a compasso, alle braccia lungo la cintura, alle mani che svolazzano capa e muleta, alla spada sicura e onesta come poche volte prima.

Esce il quarto.
Che non è un toro finché non è El Juli a insegnarglielo, con due passi di muleta.
Distratto, non si fissa, è debole.
Il pubblico chiede il cambio.
Due passi de El Juli.
Al terzo passo, Agualimpia parte da 20 metri e mette le corna nella stoffa, lo farà per dieci minuti fino a perdere le due orecchie sotto un recibir magistrale

Al sesto, se possibile, ancora meglio.
Rabo.

El Juli ha dominato sei tori e conquistato diecimila cuori, venerdì sera.
Enorme, sicuro, intonato su ogni nota di uno spartito meraviglioso.
E la comunione con il pubblico era unversale: lo vedevi nei gesti di chi ti circondava, lo sentivi sulla pelle.
Una comunione assoluta, diecimila menti rapite, un'emozione densa e calda come lava bruciante che piano piano ha inghiottito un'arena intera.
Un unico pulsare, in un crescendo impetuoso e travolgente.

El Juli, venerdì, è stato enorme.

Nimes, sabato 20 settembre, verso le 10

Compriamo il giornale, appena prima del solito caffé francese in cui ogni volta recidivi ricadiamo.
L'aficion è rendersi all'arena ogni volta, alle cinque della sera, a credere nell'arrivo di Babbo Natale.
La stupidità (nostra) è andare ogni volta al bar, di là dalle Alpi, e sperare in un caffé come si deve.
Ma questa, evidentemente, è un'altra storia.
Compriamo il giornale e, per una volta, il titolo che campeggia a nove colonne in prima pagina non ci sembra la solita esagerazione della stampa prezzolata, a pompare feria ed eventi.

Julissimo.

ps: nei prossimi giorni la cronaca della corrida, un pò più strutturata e con un pò più di obiettività, ed anche qualche nota sui tori. La facciamo corta: i Daniel Ruiz erano come dovevano essere, non più di dignitosamente armati, comodi, debolucci, facili.

(foto Ronda: immagini dalla mostra in onore dei dieci anni dell'alternativa de El Juli, a Nimes - all'arena non siamo riusciti a prendere in mano la macchina fotografica, troppo il rapimento)

4 commenti:

gigi ha detto...

Felice che abbiate potuto assistere a un tale spettacolo. Confesso che da quando abbiamo ricevuto il vostro SMS io e Laura stiamo rosicando....

Pietro ha detto...

anch'io faccio parte della compagnia del Rosik bar...

il panda ha detto...

combattimento franco??? ma quando ammetterete che la corrida è solo una stupida barbarie e non ha niente a che vedere con un combattimento alla pari???

barbie ha detto...

grande juli