giovedì 26 giugno 2008

C'è una frontiera


...oltre la quale il toreo inizia ad essere immolazione, e questo non interessa a nessuno.

Così Luis Francisco Esplà a proposito di José Tomas, in questa intervista.
Esplà e il messia, le due facce della tauromachia oggi, due mondi paralleli.

Per il vecchio torero, che comunque si dichiara tomasista, José Tomas è niente di meno che il paradigma stesso del torero.
Ma quando va oltre, come la serata dle 15 giugno a Las Ventas, tutto perde di senso e il toreo diventa immolazione, inutile e studiato sacrificio.
E questa estrema forma di tauromachia è ingiustamente e ostentatamente angosciosa per chi è all'arena, chi nel callejon chi sui gradini.

André Viard su Terres Taurines (qui) si spinge un pò più in là.
Il successo incredibile e smisurato di Tomas, costruito anche sul (proprio) sangue, da un lato rischia di diseducare un pubblico che da oggi potrebbe pretendere emozioni sempre più forti prima di concedere un trionfo; dall'altro scombussola tutto l'equilibrio tra i toreri, in particolare quelli di fascia alta che più hanno risentito del ritorno del monstruo, spinti magari a rischiare molto di più nell'affanno di inseguire il messia sul suo stesso terreno.

Sta di fatto che, molto probabilmente per una sfortunata combinazione ma forse no, dopo il 15 giugno Miguel Angel Perera si è preso una cornata nel muscolo, almeno un paio di novilleros hanno rischiato grosso (Miguel Tendero è rimasto a terra in arresto cardiocircolatorio, Juan Belda ha ospitato venti centimetri di corno nella coscia destra), e altri incidenti si sono verificati nelle varie plazas.

Sicuramente poco toccato dall'effetto Tomas, per tante ragioni, Adrian Gomez (già membro della cuadrilla de El Fundi) pochi giorni fa era al servizio di un novillero in un paese di periferia.
Un onesto professionista dei tori.
Il toro l'ha preso, lui è caduto disgraziatamente sul collo.
Ha finito, con i tori e con tutto.
Tra la vita e la morte per una mezza giornata, operato d'urgenza, in prognosi riservata, rimarrà tetraplegico fino alla fine.
Nimeno II, stessa sorte, la fine l'aveva anticipata suicidandosi dopo un anno e mezzo.

Per ricordare che il toreo è sublime bellezza, arte e passione, tradizione e cultura, ma anche disperata tragedia.
E che chi si mette nell'arena, ogni volta sia a Siviglia come nel più sperduto paesino della Navarra, si gioca letteralmente la vita.
Non solo José Tomas.

(foto da Mundotoro, Adrian Gomez un istante prima che gli si spegnesse la luce)

3 commenti:

bruno ha detto...

Para mi que no soy tomasisto lo que hace no es un toreo pero un morbo ...es todo.

bruno ha detto...

Soy mas torista que torerista
allaprossima
ciao
bruno

Anonimo ha detto...

Manana me voy a ver novillos de la Quinta en Roquefort y un dia pasado Joselito Adame ha dicho:" En
Roquefort no son novillos pero tios"
Allaprossima
ciao
bruno