venerdì 25 luglio 2008

Come il Satana di Milton



Di tutti gli atti compiuti dal torero nel corso della corrida, il più patetico - tranne la stoccata finale - è, credo, il passaggio eseguito per mezzo della cappa o della muleta, con la collaborazione del toro, che l'uomo costringe in qualche modo a rinviargli la battuta.
Eccitato dalla brillantezza della stoffa, l'animale carica; spostandosi il meno possibile, l'uomo schiva l'attacco, e le corna, invece di raggiungere il bersaglio di carne, trovano soltanto l'esca del panno.
Perché il passaggio sia veramente riuscito, occorre, fra le altre condizioni, che sia molto serrato (che il corno arrivi vicinissimo all'uomo, fin quasi a sfiorarlo) e che il toro passi tutto (che tutta la sua massa, dalal testa alla coda, passi di fronte all'uomo prima che questi abbia ripreso posizione per ricevere una nuova carica).
(...)
Nel passaggio taruomachico il torero, insomma, con le sue evoluzioni calcolate, la sua tecnica, rappresenta la bellezza geometrica sovrumana, l'archetipo, l'idea platonica.
Questa bellezza del tutto ideale, atemporale, paragonabile soltanto all'armonia degli astri, è in relazione - di contatto, di sfioramento, di minaccia costanti - con la catastrofe del toro, sorta di mostro o corpo estraneo, che tende ad avventarsi, al di fuori di tutte le regole, come un cane che rovescia file di birilli ben allineati come le idee platoniche.
(...)
Ci si accorge, in definitiva, che tutto accade come se vi fosse geometria, ma con disobbedienza, strappo costante a tale geometria.
In rapporto all'armonia, impersonata dal torero con la sua plasticità e la sua tecnica codificate, lo strappo, il male è il toro, che materialmente mette in pericolo la vita dell'uomo e costituisce l'irruzione immediata - palpabile - di tale pericolo.
Così, a seconda dell'ottica da cui si considera la cosa, il matador apparirà come un angelo tentato (che il suo orgoglio, la sua imprudenza, induce ad esporsi al male e che osa giocare con esso come un bambino conil fuoco) o come un miracoloso superstite (l'audace che si è fatto precipitare addosso la sventura, per poi schivarla con l'aiuto della fortuna e grazie ad un'infinitesima deviazione del suo corpo).
Ad ogni modo, il matador recita il ruolo di un Icaro o Don Giovanni cui una forza - o astuzia - eccezionale permette di sfuggire all'annientamento finale.
Colorato dalle fiamme malefiche cui perpetuamente si espone, è adorno di un riflesso infernale che lo assomiglia al Satana di Milton - modello perfetto della bellezza virile secondo Baudelaire.

- brani tratti da Specchio della tauromachia di Michel Leiris, ed. Bollati Boringhieri -

(foto Ronda - Arles 23 marzo 2008, novillada di Palla)

2 commenti:

bruno ha detto...

Luigi,

Il m'apparait au travers de tes propos que "tu hausses la barre"
et que l'art taurin fait corps avec l'art litteraire c'est a ton honneur mais je pense à mon humble avis qu'il faut rester dans "l'essence" de la fiesta brava
tu trouveras plus de " clients"
un saluto
bruno

Anonimo ha detto...

Gigio, c'est qui ce rigolo qui fait un commentaire ridicule à chacun de tes sujets?

tanti bacci

el 9 de... agosto!!!