giovedì 24 luglio 2008

I Bucaré

Che non è il titolo di una nuova fiction portoghese né di una nuova pasta pronta per il sugo.
E' che la pubblicazione delle foto, ottime come sempre, su Campos y Ruedos è l'occasione per tornare con il pensiero alla novillada della domenica mattina a Céret, con i tori in questione.

Sono passate ormai due settimane e i ricordi dei dettagli vanno sfumandosi, lasciando spazio però alle sensazioni che si sono sedimentate e alle immagini rimaste impresse in qualche angolo della memoria.

Una bella novillada, niente da dire, a tratti ottima.
Tori splendidamente presentati, grossi ma non grassi, con una media di 500 kg che per dei novillos è cifra enorme, e soprattutto con corna incredibili.
Ognuno dei sei ingressi in pista accompagnato da un mormorio di stupore che presto si faceva ovazione di approvazione.
Come per il primo, di nome Corsito, che ha meritato la vuelta al ruedo postuma, un toro forte e con carattere, pericoloso, ma che ha permesso nell'ultimo tercio anche un buon lavoro con la muleta concedendosi senza grosse riserve agli inviti del torero.
Insomma, sei tori che hanno venduto cara la pelle, bocca sempre chiusa, dritti contro il burladero senza l'esitazione degli ultimi passi, sempre pronti a tradire.
Tori che davano emozione, per sintetizzare, e quando è il toro a darla allora si è davvero su un altro livello.
Peccato, davvero peccato, che i tre vestiti di luci non fossero all'altezza di tanta sfida.
Dei tre toreri si è salvato solo Nazaré, il più vecchio in alternativa, che ha saputo interpretare bene i suoi due opponenti e ha disegnato una faena di gusto, per quanto di fronte a questi tori si riesca a trovare il tempo per la poesia, che gli è valsa un'orecchia.
Gli altri due, per motivi diversi (troppo narciso e inconsapevole del contesto Lamelas, troppo acerbo e impreparato Fourcart) non solo non hanno fatto vedere granché, ma soprattutto non hanno saputo approfittare della tanta grazia cui erano davanti.
Più d'uno, sui gradini, si è mangiato il cappello pensando a cosa avremmo visto se quei sei novillos fossero capitati in altre mani...

Gran bella novillada, di quelle corride da cui si esce appagati e felici e che fanno il bene della tauromachia, di quelle da cui uscendo dall'arena si ha voglia di mettersi subito al bancone del bar, ordinare una giro, e parlarne con gli amici: fortunata combinazione, il bar della plaza de toros era lì apposta, e le chiacchiere annaffiate di pastis sono durate parecchio.

(foto da Campos y Ruedos: un Bucaré della domenica mattina)

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Complimenti come sempre, per il contenuto dell'articolo e per lo spirito con cui analizzi quanto succede nel ruedo. Una tiratina d'orecchie su una questione di lessico: trattandosi di novilleros, non si può dire che uno è più veterano di alternativa, perchè l'alternativa non l'hanno ancora presa....è il più veterano nelle novilladas,e basta, e non è detto che necessariamente prenderà l'altrernativa prima degli altri.

Saluti

Marco

bruno ha detto...

il y a des gens qui construisent et tu en fais partie ,il y a qui detruisent,c'est dommage pour l'aficion que le plaisir soit unilateral.

RONDA ha detto...

Hai ragione Marco, è esattamente come dici tu.