giovedì 23 luglio 2009

Domani, Venerdì

Alle 5 della Sera conta tra i suoi lettori, e per la precisione tra quelli più affezionati, Matteo Nucci.
Romano e romanista, splendido (quasi) quarantenne, Matteo Nucci sostanzialmente scrive.
Collabora alle pagine del Venerdì di Repubblica e di XL di Repubblica, ha pubblicato saggi su Empedocle e Platone e ha curato la nuova edizione del Simposio di Platone per Einaudi.
Suoi racconti sono usciti su riviste letterarie italiane (Nuovi Argomenti, o Il Caffé Illustrato) e il suo primo romanzo, Sono comuni le cose degli amici, uscirà in ottobre per Ponte alle Grazie.
Insomma, mica cazzi.

Succede che Matteo, che dichiara candidamente di spendere tutti i propri soldi in trattorie e viaggi, sia reduce da un giro nella Spagna dei tori: un tour tra arene e ganaderias, tra taverne e tradizione, a riempirsi i polmoni del respiro della tauromachia, a incontrare persone, a vedere, conoscere, capire ogni giorno un pò di più.
E sì perché nemmeno lui è immune dal virus dell'aficion.

E qui veniamo al titolo di questo post.
Pubblicità neanche troppo occulta: domani sul Venerdì di Repubblica uscirà un pezzo a firma di Nucci, il racconto della sua visita all'allevamento di Nunez del Cuvillo, dove pacifico vive quell'Idilico a suo tempo graziato da José Tomàs.
Inutile dire che domani c'è da comprare quel giornale: sono così rare le occasioni per leggere di tori nella lingua di Dante che c'è da non farsele scappare: e se poi la firma è quella di un appassionato, e per di più affezionato al nostro blog...

Quando ce ne ha avvisato, abbiamo chiesto a Matteo di raccontarci di questo suo articolo.
Risultato, ci ha scritto le righe qua sotto che ne costituiscono un ideale prologo, un'introduzione che A5DS pubblica in esclusiva: lo ringraziamo, ovviamente, e volentieri ve le mettiamo a disposizione.
E chissà che presto non ritroveremo la sua firma, ancora, su queste nostre pagine.

Domani, Venerdì: sul Venerdì di Repubblica, per tutti.

Oggi solo per noi:

"Chi se l'immaginerebbe, fra gli animalisti italiani, una strada come quella che da Jerez de la Frontera a Medina, la mitica Ruta del Toro? Guidare fra campi sterminati, colline che digradano fra sugheri e ulivi, qualche roccia, crestoni giallastri di erba bruciata e, ovunque, tori. Punteggiano i campi, s'intravedono dietro gli alberi, sbucano come silhouette pubblicitarie in controluce, escono fuori all'improvviso nella loro nobiltà, calmi, attenti, tranquilli dominatori dei loro campi.
Chi se l'immaginerebbe, fra chi sfila gridando contro la corrida de toros, che gli allevamenti dove questi animali unici vivono incontrastati siano paradisi terrestri, microcosmi dove la natura è salva, il tempo è fermo e gli allevatori fanno attenzione a non disturbare gli animali, non tenere i motori accesi troppo a lungo, né troppo vicino alle bestie che riposano, presi solo dalla necessità di accorgersi che qualche capo sia in difficoltà, magari si sia ferito in un combattimento con un altro animale o qualche infezione ne abbia minato un occhio?
Chi, fra i tanti che combattono contro l'estinzione di razze rare, avrebbe il coraggio di ammettere che è grazie a questi innumerevoli allevamenti che si è salvata la razza dei tori selvaggi?
E chi troverebbe la forza, fra quelli che si denudano per contestare i crudeli uomini dedidi all'ancestrale arte della tauromachia, di spiegarsi come accada che alcuni tori da corrida possano tornare da trionfatori nei loro allevamenti, dopo una tarde in cui hanno incontrato un matador capace di esaltarne le grandi doti, al punto da farli tornare a casa come padroni del resto dei loro giorni (e delle decine di vacche con cui si accoppieranno)?
C'è molta ignoranza, dicono spesso in Spagna.
E figuriamoci quanta può essercene in Italia.
Parlare di tori allora è quasi una missione.
Alle 5 della Sera lo fa quotidianamente, con una sapienza straordinaria che invidio. Io ho cercato di farlo, raccontando quel che capita in una ganaderia che ora va per la maggiore nei circuiti taurini spagnoli. Legata a doppio filo al moderno eroe dei toreri, José Tomas, la ganaderia di Nunez del Cuvillo è balzata all'onore delle cronache di tutto il mondo con l'indulto concesso a Idilico, toro nato a gennaio del 2004, lo scorso settembre alla Monumental di Barcellona.
Commozione e titoli a tutta pagina per l'animale che non smetteva di seguire il panno, e che José Tomas ha accompagnato con grazia fino alla porta dietro cui gli si apriva la libertà.
Tra Medina e Vejer de la Frontera, la finca El Grullo è dominata da una bella casa bianca cperta dalla buganvillea, circondata da limoni e aranci. Basta percorrere qualche centinaio di metri su una breve strada sterrata in deviazione della statale. Per entrare nel paradiso di aironi, conigli, pernici, falchi, nella calma irreale di posti che non ci si immaginerebbe di trovare mai più.
Uomini al lavoro. Duemila capi sparsi nei vari appezzamenti. La tranquillità e la gentilezza e la passione di chi dedica tutta la sua vita ai tori. Questo ho trovato e questo ho cercato brevemente di raccontare.
Ma le parole non bastano. Chiunque - e soprattutto chi si batte con violenza contro le corride - dovrebbe concedersi qualche minuto di libertà per passeggiare senza pensare più a nulla respirando l'aria frizzante di una ganaderia. Il mondo sarebbe migliore".

(Matteo Nucci)

(le foto della ganaderia sono di Tommaso Ausili, fotografo che ha seguito Nucci in Spagna)



41 commenti:

Anonimo ha detto...

In generale, l'indulto di un toro è un sacrilegio, dal punto di vista tauromachico, e quello di Idillico è stata la solita messa in scena montata ad arte per la "figura" di turno. Più grande la "figura" più grande la messa in scena
Un toro che non ha dimostrato nulla con il picador, e solo si è prestato a ripetere stupidamente una carica inoffensiva nella muleta, non doveva essere indultato, e come ha scritto la rivista TOROS, se Josè Tomas vuole essere quel salvatore della Fiesta che dicono essere, NON doveva indultarlo.

E' un peccato che, per una volta che se ne parla in un grande mezzo di comunicazione, il pubblico italiano debba essere edotto solo sul lato più commerciale, consumistico, deviato e divistico della tauromachia, e si presenti una ganaderia come Nunez del Cuvillo, un "torificio" che seleziona animali su "misura" per le esigenze dei toreri ma privi di ogni interesse per l'aficionado.

Se il nostro amico voleva visitare una vera ganaderia di tori all'antica usanza, con maggior rispetto per l'animale, per la natura e per la tradizione taurina, poteva andare da Escolar Gil, da Prieto de la Cal, da Dolores Aguirre, o da altri, meno famosi ma altrettanto seri, dove il toro è veramente il re della "dehesa" e non un prodotto commerciale in serie.

Saluti.

Marco

Michele Mantovani ha detto...

Premettendo che prima di giudicarlo forse è meglio aspettare di leggerlo, io sono contento che esca quell'articolo domani.
In Italia la gente non si sogna neanche di sapere cos'è una ganaderia, figuriamoci la differenza tra Nunez del Cuvillo e Escolar Jil.
Il signor Nucci ha fatto bene a scrivere di Idillico, per sdoganare il tema della tauromachia anche sui grandi mezzi di informazione e quindi nella cultura del paese c'è bisogno anche di raccontare storie come queste.
Io José Tomas non l'ho mai visto e nemmeno ci tengo, e mai vista nemmeno una corrida di Nunez del Cuvillo, ma domani leggerò volentieri quell'articolo.

Ne approfitto per suggerire agli autori di questo sito, che è proprio ben fatto, di creare una sezione apposita nella quale parlare delle diverse suertes, dei terreni di toro e torero, e di tutti gli aspetti più specificatamente tecnici della corrida; sarebbe un ottimo servizio.

Un cordiale saluto,
e continuate così

Michele Mantovani

RONDA ha detto...

Sono d'accordo con Marco, "l'indultite" di questi ultimi tempi è una malattia della tauromachia moderna, vengono graziati tori non per la loro straordinaria bravura (dovrebbe funzionare così, e l'indulto dovrebbe rimanere un fatto eccezionale e storico, uno ogni dieci anni per dire), ma invece per la loro vuota e algida capacità di ripetere e ripetere stupidamente nella muleta.
E' l'immagine forse più eloquente del preoccupante indirizzo che sta prendendo, non ovunque per fortuna, la tauromachia moderna.
E gli aficionados non devono indulgere su questa deriva.

Però credo che Matteo Nucci abbia fatto bene a scrivere quell'articolo e abbia fatto bene a insistere (come credo) con la redazione della testata per pubblicarlo.
Ricordiamoci che quel testo e' un racconto che non si rivolge a degli iniziati e nemmeno agli abbonati di Toros, ma a un pubblico di lettori totalmente a digiuno di cultura taurina.
Io mi felicito che su un giornale che finisce nelle mani di un milioncino di persone e forse più si parli di tori, corrida, ganaderias. E se ne parli con gli occhi e la sensibilità di un appassionato e non con il livore e la bava alla bocca degli antitaurini.
Quello che può fare quell'articolo, e che anche A5DS cerca di fare, è convincere che la corrida non è solo barbaro macello, ma cultura, dignità, rispetto per gli animali, arte e serietà: e magari affascinare qualcuno, convincerlo a liberarsi dei preconcetti che albergano nella cultura di un paese a digiuno di tradizione tauromachica, ed ad avvicinarsi a questo mondo.
Poi, solo poi, certo ci sarà da essere rigidi e intransigenti: siamo qui anche per quello.

Ringrazio Michele per lo spunto, la sua è una buona idea che potremmo pensare di attuare presto.

Anonimo ha detto...

Mi compiaccio che sia stato aperto un dibattito così interessante ed articolato, e comprendo la posizione di Michele Mantovani: piuttosto che niente, meglio piuttosto....

E' vero che di fronte ad un pubblico totalmente ignaro e tendenzialmente contrario, tutto ve bene , purchè se ne parli.

Il mio rammarico è che, andando bene tutto, e partendo da una lodevolissima intenzione, si sia caduti, oltre che nella vera e propria "eresia" di magnificare certi indulti, nel superficiale, nello scontato, nel pezzo di colore, sia pure ben scritto, e si sia persa l'occasione per fare un'informazione più approfondita e di presentare un lato forse meno "sfavillante" ma più sostanzioso del mondo del toro. Costava lo stesso sforzo per farlo pubblicare, ed avrebbe trasmesso un messaggio più coerente.

Va benissimo che si parli della nostra aficion in termini di "cultura, dignità, rispetto per gli animali, arte e serietà", questo deve essere il biglietto da visita di tutti i buoni aficionados, e fa piacere che una volta tanto si parli di noi in questi termini.

Ma se - per fare un paragone - per introdurre al mondo del vino il profano pubblico della Mongolia si parla della millenaria tradizione enologica mediterranea, dei benefici effetti del vino sulla dieta e sulla salute (se bevuto con criterio), del piacere di abbinarlo ai cibi più elaborati, e poi gli si propina un reportage sullo stabilimento del tavernello, magari ci sarà qualche Mongolo che si avvicinerà al mondo del vino, ma quanti di loro arriveranno ad apprezzare il Barolo e quanti rimarranno al tavernello ?

Comunque, ben vengano giornalisti attenti e curiosi come Matteo Nucci, se continuerà ad essere lettore di questo blog non gli mancheranno le occasioni per approfondire e per fare in futuro altri articoli sul tema, con sempre maggior conoscenza di causa.

Saluti

Marco

Anonimo ha detto...

Ho letto il bell'articolo di Matteo che conosco dato che due anni fa aveva scritto un articolo sempre sul Venerdì in occasione di un viaggio alle ganaderias con il nostro Club Taurino di Milano (dolores aguirre y adolfo martin).
E sono d'accordo con Michele e Luigi che è una bellissima cosa che su un giornale di massa di un paese antitaurino si parli della cosa più bella (o che tale dovrebbe essere) che c'è nella tauromaquia: l'indulto del toro bravo!
Non posso giudicare se quella di Idilico sia stata meritata o no.
E certo spesso gli indulti sono un montaje dei ganaderos o toreros o empresarios per farsi pubblicità.
Però la tauromaquia ha problemi più grossi che la presunta indultide (30 indulti l'anno su 12000 tori uccisi non mi sembrano un "problema")
Oltretutto quasi tutti i ganaderos (da Adolfo Martin a Juan Perdo) concordano sul fatto che la miglior selezione si fa nella plaza. Perchè il ruedo è maggiore che nella plaza de tienta, perchè il toro affronta lo stress della corrida, perchè c'è un torero che torea (o così dovrebbe fare) a volte meglio che in una tienta.
Infine, pur se la prueba del caballo è fondamentale, le tonalità della bravura sono tante e si vedono da tante cose, incluso il comportamento nella muleta.
La bravura infatti si può definire come la capacità del toro di perseguire tutto ciò che trova (capote, caballo, banderilleros, muleta) fino a alla fine e embistiendo in modo instancabile.
Quindi Enhorabuena Matteo!



paolo23@yahoo.com

Anonimo ha detto...

L'ultimo intervento non poteva che giungere dal patetico esponente di un club taurino il cui nome non voglio ricordare.

Un club che si ritiene monopolista dell'aficion italiana ma che si preoccupa di non "apparire" troppo, in Italia, perchè, a torto, pensa sia un paese antitaurino (mentre è semplicemente a-taurino).

In compenso, in Spagna o in Francia, si curano di apparire sempre in prima fila dove c'è da farsi la foto con qualche torero di moda, o quando c'è da andare a sbafo a qualche convegno o incontro mondano-taurino purchè sia dalla parte dei professionisti del mondo del toro, e non dei semplici aficionados,

Dire - come dice sempre l'ineffabile Enrique Romero di Toros para todos - che la cosa più bella della tauromachia sia l'indulto di un toro dimostra a che punto di depravazione concettuale possa portare una malintesa aficion di paccottiglia.

I ganaderos che a parole dicono che la migliore selezione si fa nella plaza, come Victorino, si guardano bene da mettere in pratica tale concetto, tutti sanno che il famoso Belador, l'unico toro indultato a Las Ventas, e con molto più merito di Idillico ( ci vollero i cani da presa per sloggiarlo dal ruedo, non rientrò solo al toril come una pecorella) in realtà non funzionò come semental, perchè il semental si sceglie prima ancora che nella tienta, sui libri genealogici della ganaderia.

Diceva un ganadero all'antica, intervistato da Navalon : " Se a me indultano un toro nella plaza, per prima cosa gli taglio la testa".

Un ganadero serio sa cosa ha in casa, e se è così fesso da mandare un possibile riproduttore a rischiare di morire in una piazza, magari di terza categoria, meglio che cambi mestiere. Le migliori ganaderia, quelle poche rimaste serie ed con casta, hanno al loro attivo ben pochi indulti, questi abbondano nei torifici come Cuvillo, Zalduendo e compagnia cantante.

L'indultite non è un problema grosso ?

E' la punta di un iceberg (ma trenta indulti l'anno solo in Spagna sono una mostruosità) fatto di selezione al contrario, di genocidio della casta e degli encastes diversi, di frivolizzazione della lidia, di ipertrofia del tercio di muleta, e di idiotizzazione del pubblico.

Dal punto di vista etico, l'indultite è l'anticamera della scomparsa, e poi dell'abolizione della suerte suprema, tutto per cercare, invano, di rendere più politicamente corretto ed accetabile al gusto moderno quello che diviene sempre più il simulacro di un combattimento fra uomo e toro bravo per convertirsi in un balletto fra un danzatore vestito da torero ed un animale addomesticato.

No trafiquéis con su alma.
No le perdonéis la vida
al toro bravo en la plaza.
Que es humana cobardia
robarle al toro su muerte
“a solas con su agonia”.
Josè Bergamin

Saluti

Marco

Matteo ha detto...

Marco, non vedo l'ora di conoscerti, se me lo concedi.
Il Bergamin che citi mi ha commosso. Pelle d'oca pura.
In effetti credo tu abbia perfettamente ragione e anche a me molti allevatori hanno detto più o meno quel che racconti. Anzi mi hanno confessato che alcuni trovano scuse per liberarsi dell'indultato con molta classe.
Concordo anche sull' a-taurino.
Ma proprio per questo, credo che si debba parlare, si debba raccontare e l'unico modo per farlo, in Italia, è questo. Ti assicuro, da noi c'è una sacra paura delle contestazioni a cui i cosiddetti animalisti si dedicano in massa contro i giornali ogni volta che si cita anche solo la parola corrida. Fidati come io mi fido di te. Qui nessuno sa cos'è una ganaderia, nessuno sa come cresce un toro e parlarne un po' credo sia solo un bene.
Nunez del Cuvillo forse sarà anche un torificio, ma passare una giornata lì per me è stata una delle cose più belle degli ultimi tre mesi, anzi no, forse proprio tra le due più belle. Aria pura.
Saluti
Matteo Nucci

Anonimo ha detto...

Matteo, ho afferrato il concetto, alla fine al lettore del tuo articolo rimarrà l'idea che il toro bravo è un animale rispettato, e questo è l'importante.

Capisco anche i problemi di un editore con gli animalisti, ed apprezzo il valore dimostrato (non come un club taurino il cui nome non voglio ricordare, che per non "esporsi" ha una pagina internet a cui possono accedere solo i soci) mentre qui tutti possono leggere ed intervenire senza censure. E' vero che i problemi ci sarebbero stati in ogni caso, il mio rammarico era che un'occasione così importante fosse capitata ad una ganaderia che per me forse non se lo meritava tanto come altre.

Sarò lietissimo di conoscerti, a magari di accompagnarti a visitare altre ganaderias, alla ricerca della casta perduta.

Cordialmente
Marco

RONDA ha detto...

E' davvero un tema interessante, è vero: "Come parlare di corrida in Italia", potrebbe essere il titolo.

Concordo su parecchio di quanto scrive Marco.
Il suo taglio è quello giusto, che condivido, e però preferisco chiarire meglio il mio pensiero, e per farlo occorre scindere le questioni.

La prima riguarda il fatto che il Venerdì di Repubblica abbia pubblicato un articolo a firma Matteo Nucci che tratta del tema della corrida. Come appassionato alla tauromachia, nato e residente in un paese senza alcuna attuale tradizione e cultura taurina, me ne compiaccio. Quanta fatica ognuno di noi fa, anche con i propri amici più intimi, a spiegare che i soldi che spendiamo per viaggiare alle ferias e per vedere corride non sono una tassa che paghiamo alla nostra sete di sangue, alla nostra indole barbara e sadica? Chi di noi non ha provato sfinimento e disillusione al termine di una qualche serata in compagnia, dopo un tentativo faticoso e inutile per far capire che la corrida è cultura, arte, rispetto per l'animale, amore per il toro, emozione, sincerità, verità?
Ora, non bastano certo quattro pagine su quel magazine per sdoganare la tauromachia qui da noi, ma è certo che per un italiano qualsiasi aprire il Venerdì, leggere quel pezzo, può essere un'occasione per sviluppare un qualche forma di piccola curiosità. O perlomeno per pensare che non di solo malato sadismo si tratta.
Quindi, bene, anche per la forma.
E un pò "il piuttosto che niente, meglio piuttosto", magari con qualche argomento a sostenerlo.

La seconda questione riguarda il contenuto dell'articolo, e per la cui analisi però sono (siamo?) influenzato dal fatto di essere perlomeno al "corrente dei fatti", di avere qualche conoscenza sulla corrida. Il che significa che ciò che pensiamo noi di quell'articolo non sia necessariamente (anzi, direi proprio di no) ciò che ne pensa l'abituale lettore del Venerdì.
Qui però sono completamente d'accordo con Marco: come aficionado, per la mia sensibilità particolare di aficionado, credo che l'indulto di Idilico (che non ho visto e che giudico non tanto da quello che ho letto ma da quello che me ne hanno riferito amici che erano là) non sia affatto un grande momento di tauromachia.
Che l'indultitite sia una malattia grave per la tauromachia e che velocemente occorra trovare un vaccino.
Vivere nel mito di andare a vedere una corrida per veder graziare un toro è pericoloso e sciocco: e mi stupisce che l'allevatore in questione, se non ricordo male (non ho il giornale sotto gli occhi) dica una roba tipo ogni volta che partono i tori noi speriamo di vederli tornare.
Il trionfalismmo vuoto e mediatico, le orecchie e la coda a tutti i costi, lo sventolio di fazzoletti a prescindere non fa il bene della corrida, anzi la diminuisce a spettacolo sportivo, a contabilità delle appendici, a mascherata.

Certo però va detto che l'articolo in questione non è centrato esclusivamente sull'indulto, o perlomeno io l'intepreto così, quanto piuttosto sull'istituzione delle ganaderias, sul rispetto e la sacrale devozione per il toro che in quei posti si vive, sull'amore per il toro che ha un allevatore e che ha l'aficionado.
Anche per questo, facendo qualche sforzo per mettere da parte che si parli di Nunez del Cuvillo (è vero, ha ragione Marco, non certo l'esempio di più pura e disinteressata aficion a los toros), trovo il pezzo non solo bello ma anche prezioso.

RONDA ha detto...

Mi piacerebbe però tornare, e potremmo dedicare un post nei prossimi giorni a questo (sperando nel contributo civile e argomentato di qualche lettore), al tema che secondo me sottende al tutto: come parlare di tori in Italia?
Affascinare il lettore con storie romantiche (la storia della tauromachia ne è piena), preferire un approccio pedagogico, chiarire subito che il Tavernello fa cagare e che il Barolo è sublime (per restare alla metafora di Marco) senza però prima aver spiegato cos'è il vino e che con il brasato è meglio un rosso? O ancora insistere sull'aspetto culturale, o su quello tecnico, battersi perché anche in Italia se ne possa parlare, sfinirsi a spiegare che c'è più rispetto per l'animale per un solo toro all'arena che in tutti gli allevamenti di polli del nordest?
Il tema mi piace, è interessante e fecondo.
Alle 5 della Sera ci prova, a parlare di tori in italiano e in Italia.
Lo facciamo col taglio che ci sembra più opportuno: qualche notizia di cronaca, un bel pò di storie e racconti che possono sedurre, e di tanto dei paletti messi lì, a guardia dei confini. Qua si parla di Rafaelillo e non si idolatra Morante, si va a Ceret e non a Marbella, alle tientas paghiamo per contribuire alle spese dei club taurini (da François André, in giugno) e non scimmiottiamo i toreri dando qualche passo ad una vacchetta.
Le scelte sono chiare.
Non sappiamo, non so, se lo spirito di questo blog sia quello giusto: certo le attestazioni di stima che riceviamo, qui e altrove, ci confortano a proseguire.

Non sono c'accordo su praticamente nulla di quanto scrive Paolo, ma credo non sia una novità.
La pandemia di indulti è grave e molto allarmante: diseducativa per il pubblico meno conoscitore, terribile per le conseguenze che può avere sulla tauromachia tutta.
Quando va all'arena, l'aficionado serio non si augura di veder graziare il toro: spera di vedere un toro integro, combattivo, forte, che ponga dei problemi al torero, che si giochi la vita e che obblighi l'uomo a giocarsi la sua. Non un toro che si addormenta nel cavallo, o che ripete stupidamente cariche mosce nella muleta.
E sempre l'aficionado serio si augura di vedere morire quel toro con dignità, si augura che la morte gli venga somministrata con sincerità, come ultimo atto ed epilogo di una storia di rispetto e di amore iniziata quattro anni prima.
I piccoli fans dell'indulto e delle orecchie a prescindere non fanno il bene della tauromachia, se non solo quello della stampa patinata e specializzata che continuerà a gonfiare titoli e vendite.
In valore assoluto, 30 tori indultati su 10.000 sono pochi, per la mia concezione personale di tauromachia sono un'esagerazione.
Il giorno in cui gli aficionados cederanno, si piegheranno alle logiche commerciali delle imprese, abdicheranno dal ruolo di custodi della serietà e della preservazione della tauromachia autentica, beh...a partire da quel giorno il conto alla rovescia per la fine della corrida non sarà troppo lungo.

Ringrazio ancora Matteo per quel pezzo e per aver voluto contribuire a questa discussione, così come ringrazio tutti coloro che stanno commentando.

Anonimo ha detto...

Bella la poesia di Bergamin (uno che inziò torista e fini commosso e folgorato per le veroniche di Pula a vistalegre)
Peccato giunga dopo la solita litania su CTM e gusti personali....
Devo ricordare che il CTM non si arroga del diritto di rappresentare gli aficionados italiani (e neanche quelli di milano....)! Questa è una delle tante mistificazioni che gli vengono appioppate, con grande gioia dai qui presenti.
Così come qui viene erroneamente identificato il club come una macchina da premi e non un luogo dove condividere e fare aficiòn ( ma poi anche in spagna ci sono sfilze di club che danno premi a toreri e ganaderos, ovviamente più per lucirse che per fare aficiòn, compresi i presunti “puristi” della cabana brava). Non vedo perchè un gruppo di oltre 50 aficionados e 25 anni di storia debba ogni volta venire trattato peggio di un gruppo antitaurino.
Il CTM è un club che ben prima di questo bel blog ha cercato (ed è riuscito) a fare promozione de la Fiestas de los Toros in Italia con grandi meriti e riconoscimenti. Credo di questo vada dato atto.
Che poi il CTM ora abbia una discutibile gestione e che possa fare di più è un altro discorso.
Sarà per questo che qui non si pronuncia neanche il nome de CTM quasi fosse una bestemmia?
Però non capisco perchè non si sia d'accordo su quello che un aficionado scrive a prescindere e senza leggere (Luigi: ma dove hai letto/capito che il toro che voglio vedere è quello che si addormenta nel cavallo o che si carica moscio alla muleta....cosa che fanno l'80% dei torelli di Juli o Tomàs che a te tanto piacciono???) o si continui a sfottere chi ha provato affrontare una vaquilla (con un atteggiamento superficiale, meschino, o forse invidioso).... per poi magari andare a mitizzare i malettillas de extremadura?
Personalmente rispetto tutti i tipi di aficion, ma non chiedo a nessuno di abbonarsi a Sevilla o di cogliere l’importanza della tauromaquia di Morante, né di prendere una muleta in mano. Però vedere questa mancanza di rispetto per chi invece ha diversi gusti non solo è triste e segno di immaturità, ma stride con il tono che questo blog apparentemente ha, mettendolo in dubbio e soprattutto in ridicolo.


paolo

Anonimo ha detto...

Non ho letto tutto con attenzione,premetto.Marco "ha sempre ragione"quando non ha torto.
Certo cominciare da Nuñez non è il massimo,pochi comunque se ne interesseranno veramente,io credo.
Come si suol dire:
"Se agradece la buena voluntad".
Isabella

Pietro ha detto...

Io non capisco perchè certa gente quando si parla di ganaderias indulti e tori bravi continua insistentemente a ricordare di aver afforontato una vaquilla in passato...

RONDA ha detto...

Paolo mi spiace che tu prenda sempre tutto come una questione personale, e a costo di darti una amara delusione ti notifico che non ogni cosa che scrivo è riferita a te.
Quando ho scritto che l'aficionado serio non ama vedere il toro che si addormenta al cavallo ecc., non alludevo direttamente a te: certo che se ti senti chiamato in causa, il problema mi sa che è tuo.

Io personalmente (nel caso pensassi a me) non sfotto proprio nessuno e meno che meno da queste pagine, non credo di avere meschinità di alcun genere a meno che tu non voglia proarlo e, ti tranquillizzo, non ho invidie.

Mi fa piacere se vuoi continuare a partecipare al dibattito, al tema del quale forse è meglio tornare, ma se vuoi farlo ti devo chiedere di lasciar perdere pensieri paranoidi e di leggere (e rileggere, se ne hai bisogno) quello che negli altri commenti c'è scritto, così da essere sicuro di averlo capito bene.

Ti ringrazio per i complimenti (so che sono sinceri, davvero) che fai a questo blog.
Se però pensi che A5DS sia ridicolo, non struggerti inutilmente: non sei obbligato a leggerlo.

Ora mi auguro che questa discussione, che trovo molto interessante, possa proseguire senza deragliare dai binari che le sono propri, che non sono altri che quelli del confronto sul tema in questione.

Anonimo ha detto...

veramente, Pietro, non ho tirato fuori io il discorso di aver affrontato una vaquilla.
Credo che ne parlai una sola volta tre anni fa in una mailing list che un qui presente ha contribuito a disgregare (...).
Ora invece (come già altre volte) i paranoici continuano a ricordare che qui ci sono "aficionados veri" che "non scimmiottiamo i toreri dando qualche passo ad una vacchetta"!
...luigi vedi tu!

Comunque il mio discorso era serio ma lo si è buttato "in vacca" anzichè "in toro"!



paolo

RONDA ha detto...

Veramente a quello che hai scritto è stata data risposta, sia da Marco che da me.
Leggi meglio, dai.

Per il resto ok, vedrò io.
Cosa significhi bene non lo so, ma comunque ci provo.

Anonimo ha detto...

una risposta sì, ma condita di insinuazioni e sfottò subliminali.....(credo di saper leggere bene anche in italiano.....)
Il mio intervento non era affatto polemico invece....


paolo

Michele Mantovani ha detto...

Buongiorno, che sorpresa vedere tanti commenti a questo articolo.
Non ho tempo purtroppo per intervenire come invece vorrei anche perchè (mea culpa) non ho ancora comprato il giornale, ci tengo però a precisare che mi riconosco nelle parole del sig. Marco per quanto riguarda il pericolo dei troppi indulti.

Ringrazio il sig. Ronda per aver accettato la mia proposta.

Cordialmente
Michele Mantovani

Anonimo ha detto...

Solo perchè tirato per la giacchetta, preciso che la mailing list Italia Taurina si è assopita perchè qualche esponente di un club, il cui nome non voglio ricordare, non ha sopportato che ci fosse chi gliele cantasse chiare, e non mi riferisco al sottoscritto ma a qualcuno ben più autorevole di me, oggi purtroppo scomparso. Hanno preferito farsi una lista con accesso selezionato, per darsi sempre ragione fra di loro. Buon pro gli faccia. Quanto alla Cabana Brava di Zaragoza, fra i premi che da c'è anche il premio Miau alla corrida peggio presentata della Feria del Pilar, che evidentememte non procura molti amici fra i ganaderos. E quando fanno la capea dell'associazione, lo fanno con vacche e novillos di casta navarra, che metterebbero in difficoltà molte "figuras". Inoltre, per un innocuo articolo sul loro bollettino, sono stati anche minacciati da Molés, quello che invita il nostro Paolo "Mozzole" (così lo ha chiamato) nel palco di Canal Plus. O si sta coi "taurini" o con gli aficionados.

Saluti.

Marco

P.S. Orpo, che bella "tertulia" abbiamo montato, io mi sono proprio divertito

Anonimo ha detto...

orca che bravi quelli della Cabana che spaventano i ganaderos cattivi col premio miau!!
In compenso da quelli bravi si fanno regalare biglietti per le loro corride che vanno a vedere senza poter fischiare, come fanno di solito!
Per non parlare poi della corruzione interna che hanno!
Ah, che bravi questi difensori del toro integro!!
Quasi quasi mi faccio socio anche io come un tale marco coscia!
Ma forse ai soci è richiesto di partecipare alla capea con le vaquillas santacolomenas....mi sa che prima dovrei prendere lezioni da chi le ha già affrontate, vero marco?



paolo



ps: italiataurina è morta perchè la gente si era stufata degli sfottò e insulti ad aficionados che marco usava abitualmente...

RONDA ha detto...

Paolo ti invito a non usare questo blog, e il suo spazio per i commenti, per rispolverare vecchi rancori o per lasciare strali a destra e sinistra.

Questo sito, come puoi facilmente intuire, non è né un forum né una mailing list: forse quelli sono strumenti pù indicati per interventi del tenore come i tuoi ultimi.

Mi auguro che la discussione, se vogliamo proseguirla, possa ritornare al tema.

E non vorrei dover arrivare, nei prossimi tempi, a moderare i commenti: cosa peraltro del tutto legittima essendo questo un luogo privato, e non un foro pubblico.

Anonimo ha detto...

un'ultima cosa luigi: ma perchè dubiti ancora dei miei sinceri complimenti al tuo bel blog, che ho sempre apprezzato dicendolo chiaramente e promuovendolo presso diversi amici da molto tempo ormai?
Non pensavo fossi malpensante e diffidente fino a questo punto.....
peccato!


paolo

Anonimo ha detto...

senti luigi, rileggiti il mio primo intervento, scevro da ogni polemica e in cui mi sono solo felicitato con matteo per il bell'articolo e ho detto la mia sull'indulto!
O non dovevo?
E non dovevo rispondere a chi invece a davvero tirato in ballo vecchie storie (dal Ctm alle vaquillas)??
Magari dovresti moderare altri interventi!
.....
Che ipocrisia!


paolo

RONDA ha detto...

Senti, fatti un blog e la finiamo lì dai.

Anonimo ha detto...

....come a dire:
"ma vai a quel paese" giusto?

Complimenti, cadi sempre più in basso!!


paolo

Pietro ha detto...

Perspicace....

Anonimo ha detto...

Chiedo scusa a Luigi ed agli altri pazienti lettori se ancora una volta intervengo per fatto personale. So che non è la sede adatta, ma invoco il diritto di replica.

Mozzole, non imbarcarti a parlare di cose e situazioni che non conosci, fai già abbastanza ridere così.

Saluti.
Marco

Anonimo ha detto...

...sì, infatti, queste cose le conosco talmente poco che non le smentisci nemmeno!
E' il tuo stile in fondo.
Come quando anni fa in toreoenredhondo avevi vaticinato pubblicamente (dopo i soliti insulti) che i membri di quell'associazione mi avrebbero "fatto fuori" per la mia presunta ignoranza taurina (!!!!)
....non è successo, sono lì e si ride ancora per tale castroneria!!
Succederà anche qui, lo siento!
Saludos

paolo

Anonimo ha detto...

Mozzole, vedo che non solo non ti attieni al tema, ma tiri fuori altre questioni che non hanno nulla a che vedere.

Non confondere la benevola tolleranza che ti viene riservata nei siti dove non c'è la censura, con la stima. Nel toreoenredhondo, di cui sono socio, non abbiamo cacciato gente peggiore, ognuno si qualifica per quello che scrive, e rida chi vuole. E non devo smentire niente, perchè raglio d'asino non giunge in cielo.
Saluti.
Marco

Anonimo ha detto...

...la benevola tolleranza al limite sarà da parte tua.
Perchè lì non mi rispondi con lo stesso modo tronfio e sfottente che qui usi??
Infatti qualcun'altro già ti ha messo a tacere....!
Altro che ragli d'asino!
Code di paglia!!


paol

(Scusate tanto la noiosa digressione, ma dal mio primo innocuo intervento ho solo ricevuto insulti a cui non posso non rispondere)

Anonimo ha detto...

Ma quando mai mi hanno messo a tacere nel toreoenredhondo ? te lo sei sognato ? Per favore , chiamate la neuro....

Marco.

P.S. Prometto che non risponderò più a queste ed a simili idiozie, il Mozzole scriva ciò che vuole, tutti hanno capito con chi abbiamo a che fare.

Marco

Anonimo ha detto...

...ora basta, non continuo per non annoiare il personale. Che però può capire benissimo qual'è lo spessore di certe persone rileggendo questi commenti in ordine cronologico!

Voi riderete finchè volete; ma per me è tristissimo continuare a vedere lo stesso attegiamento e gli stessi insulti di anni, verso aficionados dai gusti diversi dai vostri......è tristissimo!!!!
Matteo Nucci e il suo bell'articolo non si meritavano queste dimostrazioni e queste discussioni dagli "aficionados" italiani....

Continuate pure con le vostre quattro risate, "riso abundat in ore stultorum"!


paolo

Anonimo ha detto...

I ganadieros tratteranno forse nel migliore dei modi i tori che abitano le loro fabiesche proprietà, ma ciò non toglie che alcuni di questi animali moriranno torturati in un'arena molto lontana da questi bellissimi luoghi. E non tirate in ballo i polli del nord-est (come ha fatto qualcuno), poiché un problema non può giustificarne un altro.

Alcuni di voi si riempiono la bocca di parole come "rispetto", "abilità","arte", ma nelle poche corride a cui ho assistito ho visto ben poco di tutto questo.
Tori che assecondano i gesti di un torero che pare prenderli in giro, dal momento che non c'è nessuna sfida. Il tutto per il piacere di una massa di spettatori, composta da pochi spagnoli e molti turisti, che sventalano fazzoletti, giornali o qualsiasi cosa capiti fra le mani, i secondi per emulare i primi, benché lo "spettacolo" sia stato mediocre.
La corrida è ormai mutata da elemento culturale a folklore e il prossimo passo è la scomprarsa. Con la buona pace dei presenti che litigano per i loro piccoli screzi fra società.

Roberto

Matteo ha detto...

Passeggiando nella campagna laziale, mi sono trovato più volte a contemplare l'orrore di allevamenti di vacche nostrane. Puzzo mefitico, assembramenti di capi ingozzati e spazi ridotti al minimo. Niente di speciale, per carità. Ma una sensazione di cappa dello spirito che non riesco a dimenticare. Nelle ganaderie di toros bravos si respira. Basta andarci. La natura è spessissimo incontaminata e c'è una sensazione di calma e di tempi lunghi, tempi assolutamente lontani da quelli ossessivi del nostro 'tempo'. Tutto qua. Niente polli del nord est. Solo vacche che mangiamo abitualmente. Uccise dopo una scossa elettrica che ne confonde la reattività. Eppoi dissanguate.

Anonimo ha detto...

Sbagli RONDA quando dici che a tenere in vita la corrida sono gli aficionados che chiami "seri" (quelli che preferiscono Ceret a Sevilla).

Condivido tutto ciò che dici sui tori di casta integra, sulle corride dure, ma guardiamo in faccia alla triste realtà: l'unico motivo per cui politicanti e antituarini animalisti non sono ancora riusciti a fare abolire la tauromachia è perche le corride sono un business che solo in Spagna fattura un miliardo di euro l'anno, dà lavoro a quasi un milione di persone, riempie le plazas di prima e richiama soldi, turisti e aficionados durante le ferias. Non sono certo le vostre trasferte taurine in Fiat Punto a Ceret de Toros o le vostre allegre bevute tra aficionados "seri" alla Plaza di Arles ad impedire a certa gente di spingere verso l'abolizione e a salvare la corrida dall'estinzione.

È Tomas che riempie la Monumetal di Barcelona (basterebbe questo a gridare al miracolo), la notizia dell'indulto del toro Idilico su TVE, le ganaderie che con i loro tori su misura permettono trionfi mediatici, Perera e Castella che aprono la Puerta Grande, Cayetano che tra una corrida e una sfilata di Armani rilascia interviste alla CNN, la Corrida Goyesca di Ronda, il tendido 7 di Madrid, la Maestranza di Sevilla con i suoi ricchi señoritos, il sentimiento morantista, le sue influenti aristocrazie. Gente che quando qualcuno parla di abolizione, non filosofeggia sulla casta dei tori, ma picchia i pugni sul tavolo per far valere il proprio potere.

È tutto questo che permette anche a Ceret de Toros di esistere, è un male necessario.

Anonimo ha detto...

Una crudeltà non può giustificarne un'altra.
Le corride, come ha scritto qualcuno, sopravvivono solo per il giro d'affari che producono e il bello è che anche voi dovete scendere a compromessi con questa realtà.
Per il resto i vostri discorsi sono solo dei bei sofismi.

Roberto

Marco ha detto...

Pure l'animalista ci voleva! Beh, torna bene per partire da fondo, ma proprio dal fondo. E' chiaro che il motivo economico sostiene los toros,come sostiene qualsiasi altra cosa dell'umano officio, o quasi. Per la corrida è così, se non da sempre, da molto molto tempo ormai. Da secoli. Che male c'è? Non è ambiente di educande. E allora? La selezione dei tori si è evoluta con l'evoluzione della lidia. Non è da ora che le figuras combattono tori commerciali o toritos di nullo valore, salvo poi mettersi di fronte, ogni tanto, alle razze più temute. Lo hanno fatto Ponce e El Juli, Morante quest'anno, lo faceva Guerrita, cui però uscivano Miuras che più che altro erano novillos abecerrados e afeitados. Guarda caso. Proprio per questo, però, i toreri più famosi consentono anche a Raffaelillo ed al Fundi di combattere, indirettamente.
Il toro bravo. Per essere tale, deve essere una giusta miscela di casta e di nobleza. Il prevalere dell'una o dell'altra porta ad una strada obbligata: la mansedumbre. Certo. Il toro "troppo" encastado è manso. Poi va benissimo, ci mancherebbe. Ma ricordiamocelo. I tori di Dolores Aguirre, miglior ganaderia a Pamplona quest'anno, finca meravigliosa, dove sono stato, di verde prato all'inglese, sono da anni mansos de libro. Parliamo dei Santacoloma? Ma se i primi a rechazarli sono quelli del sette, che li vogliono di 600 chili, il che è IMPOSSIBILE, se si devono muovere, è chiaro. Il majoral di Ana Romero, linea Buendìa puro, meravigliosi cardenos, di gran razza e combattività, mi disse proprio questo. Sono piccoli ed encastadisimi, e nessuno li vuole. Così, il cerchio si chiude, grazie all'aficiòn ottusa e "pura".
Altro punto: qualcuno ha detto che Cerèt, Vic e Cenicientos sopravvivono grazi al giro d'affari delle ferias più fighette. E' talmente vero, da essere affermazione quasi geniale. Sennò l'animalista-buonista...e ci risiamo.
E l'indulto? Certamente il toro odierno viene indultado principalmente per il gioco che da alla muleta, che è, bene o male, il nodo centrale della lidia. Murcièlago fu indultado da Lagartijo senza nemmeno vedere le banderillas, solo per come attaccò i cavalli. Sono tempi diversi, come erano diversi i cavalli, il peto, che non c'era, e le varas. Probabilmente Murcielago sarebbe morto dopo una picca di ora. La colpa, o il merito, è di Joselito. E' morto 90 anni fa.
Poi, per finire, non capisco proprio cosa c'è di male a mettersi di fronte ad una vaca brava, come ha fatto Paolo, soprattuto dopo molti mesi di toreo de salòn. Non se ne è vantato, qui, e l'aficionado practico c'è sempre stato. O no? Marco- Siena

Marco ha detto...

Dimenticavo. Questo blog è semplicemente bellissimo. Grazie. Marco-Siena

RONDA ha detto...

Al netto degli isterismi e delle cadute di stile, sono talmente tanti gli spunti che emergono da questi interventi che, almeno personalmente, non sono in grado di proseguire tutti i vari filoni della discussione.
Ci sarebbe da dedicare le prossime settimane per svilupparli tutti, e in ogni caso c'è un capitale di interesse a questi argomenti da mettere a frutto, prima o poi.

Ma al di là dello stupore nel leggere qualche biliosa pungolatura (la Fiat Punto, le bevute ad Arles), ci tengo a chiarire un punto in particolare.
Non ricordo di aver detto, e mi rivolgo ad Anonimo che invece lo sostiene(commento delle 13.13 del 25.07), che sono gli aficionados seri a tenere in vita la corrida.

Sono perfettamente consapevole che la corrida sia innanzitutto un business, e dalle dimensioni tanto grandi da mettere al riparo tutto il circo da qualsiasi rischio di estinzione: né gli antitaurini, né i gruppi politici che la osteggiano, né i pseudosondaggi sui giornali hanno la forza per far chiudere una baracca che produce un fatturato a nove zeri e che dà il pane a centinaia di migliaia di famiglie.
Fin qua ci siamo, grazie per la segnalazione ma ne sono consapevole.

Personalmente però credo che l'aficionado non sia obbligato a piegarsi.

Se la corrida è quella cosa con i tori che cadono, con animali che la bravura ormai l'hanno persa in decenni di selezione al contrario, con corna manipolate, con la casta che ormai c'è da leggerne solo sui libri, con il pubblico che (complice presidenze indulgenti) premia qualsivoglia gesto del torero, allora per me personalmente la corrida può anche chiudere.
Fine, stop.
Con qualche rimpianto certo, ma neanche troppi.

E mi spiace se qualcuno si sente chiamato in causa, ma quegli spettatori che riempiono le arene in cui vanno in scena questi tristi spettacoli, quegli spettatori che si accontentano di vedere la stessa identica e floscia corrida di domecq per venti volte all'anno, quegli spettatori che chiudono un occhio se il toro non è integro purché il loro idolo di turno possa somministrargli due veroniche ben fatte, quegli spettatori che indulgono su tutto questo, mi spiace ma per la mia visione delle cose hanno una responsabilità grossa e definitiva.

Personalmente cerco di confondermi il meno possibile con questo approccio alla corrida, e di valorizzarne (anche attraverso queste pagine)un altro, che ritengo questa volta sì più serio.

Anonimo ha detto...

Mantenere in vita con la respirazione artificiale una tauromachia decadente, frivola, in cui non si hanno più giustificazione etiche, e cercare di renderla "politicamente corretta" con l'umanizzazione del toro, con l'indultite, con il balletto taurino, questo fanno i "Senoritos" taurini, altro che difendere la Fiesta, quello che difendono è solo il botteghino, e a corto termine, perchè di questo passo l'estizione è comunque vicina.

Ha ragione quell'intervento di Roberto che dice che nelle corride c.d. "commerciali" non si rispetta il toro (è evidente che ha visto solo quelle, dove ci sono più turisti che spagnoli, ma anche alcune di certe ferias Spagnole o Francesi non scherzano), ai taurini non gliene importa, l'importante è far cassa, altro che battere i pugni sul tavolo.

Sono capaci solo di farsi approvare regolamenti sempre più lassisti e sempre più comodi per loro, che pena che ci siano soggetti che si dicono "aficionados", che sono solo la cassa di risonanza di questi squallidi figuri e ne ripetiono pavlovianamente gli slogan e le direttive ( "l'indulto è la miglior cosa della corrida ", "la bravura non si vede al cavallo ma nella muleta", "il 7 di Madrid vuole solo il toro grande")

C'era un Piataforma per la difesa della Fiesta che due anni fa a Avila ha organizzato una corrida con tori afeitados fino alle orecchie ! Con Josè Tomas. Che riempie la plaza di Barcellona di persone venute da fuori perchè a Barcellona sono anni che la gente non va a alla plaza per la scarsa qualità dei carteles, mentre fino al 1977 c'erano due arene funzionanti.

A proposito, a Ceret e Vic le plazas si riempiono senza "figure", io non vi vado con la Fiat Uno ( ma non ci sarebbe nulla di male) e se necessario ci andrei anche a piedi, perchè oltre a vadere quello che più si avvicina alla corrida integra, non mi trovo fra i piedi quei figuri "casposi" ed imbrillantinati che dall'Italia vanno alle corride solo nelle plazas "eleganti" a farsi vedere, ma del toro non gliene importa niente.

Saluti

Marco

Anonimo ha detto...

no a la corrida negocio