martedì 30 novembre 2010

Io sono voi, e voi non siete un cazzo


"Mi sta sui coglioni perché la sua protesta sbracata, approssimativa, è roba per sempliciotti, non va da nessuna parte anche se porterà l'artefice o qualche testa di paglia nelle tanto odiate istituzioni, dove si fa sul serio. Ha accusato il defunto Marco Biagi di aver creato con la sua legge il precariato: quando il senatore del Pd Pietro Ichino l'ha sfidato a un confronto pubblico non ha neanche risposto.
Ha dato dello speculatore a Veronesi, definito "cancronesi", è disinformante sul nucleare, le sue proteste sono considerate di Sinistra ma sono in realtà peroniste, le sue proposte sono oniriche".
Maledice la cancrena dei partiti e intasca i rimborsi elettorali (salvo risputarli una volta sgamato).
I grillini sono i mitomani, i frustrati, i desiderati degli anni Settanta, i senz'arte né parte che si rivesciano in piazza sperando di colmare la loro spaventosa solitudine mentre sfogano sul dittatore di turno l'odio verso sé stessi e i propri fallimenti".

Così scrive Massimo del Papa, fra le più caustiche e immediate firme del giornalismo italiano, in un fondo dal titolo "Perché non ci piace Grillo", pubblicato sul Mucchio 676 di questo mese.
Precisiamo subito che l'autore di questo blog si riconosce pienamente tanto nell'analisi del fenomeno grillismo contenuta in quell'articolo (che si dilunga ben oltre la riproposizione qui sopra), quanto nel sentimento di insofferenza per l'approccio immacolato e censore a prescindere e per gli slogan populisti, e in generale per il personaggio a capo del movimento.
Il Vaffa-day è stato uno dei momenti più bassi della nostra storia più recente, una manifestazione la cui piattaforma politica (il vaffanculo) è roba per gli inquilini del Grande Fratello.

Ma certo questo non è il luogo per abbandonarsi ad analisi e critiche nel merito politico.

Solo che la lettura (masochista, lo ammetto) del noto e messianico blog, quello in cui la verità è rivelata, ha regalato uno spunto che può interessare i lettori di queste pagine.

"Dalla parte del toro Quesero" è il titolo del post nel quale si commenta la vicenda di Tafalla, dove in agosto un toro saltò sugli spalti.
Che viene commentata così: "Mi spiace per i bambini feriti, non per i genitori che li educano all’assassinio di un animale per puro divertimento."
Seguono, ad oggi, 179 commenti in cui gli adepti del Grillo-pensiero sviluppano il Grillo-pensiero (il Movimento è orizzontale, si sa): tori, corride, animali, torture, olé per Quesero, l'uomo è il cancro della terra, famiglie dalla parte del toro, eccetera eccetera.
Con qualche perla, questa per esempio: "vorrei ricordare anche gli amici pesci: sarebbe bello che anche loro riuscissero a saltare fuori dal cestino in cui vengono posti ad agonizzare per ore o giorni e azzannassero qualche pescatore, un sogno. ricordiamoci che tutti gli animal soffrono."

Magari uno dei commenti l'ha scritto la Brambilla, chi lo sa.

Insomma Grillo ha ben chiaro da che parte stare.
Tra l'uomo e gli animali sempre dalla parte di quest'ultimi, dice un suo discepolo.
Avanti così, che andiamo bene.



post scriptum: il titolo di questo post è una citazione da quel Marchese del Grillo che ha in comune, con l'ineffabile moralista in questione, non solo il nome ma anche tutto il profilo spocchioso e reazionario. Sia anche, per quel poco che vale, un tributo a quel grande uomo che stava dietro la macchina da presa durante le riprese del film: si è gettato dalla finestra, per sfuggire alla morte.

5 commenti:

Matteo ha detto...

non so se l'hai fatto apposta.
la citazione precisa è io sono io e voi nun siete un cazzo. ossia, il marchese è molto più alto del grillo nazionale. perché lui li manda affanculo i poracci, li schizza, getta loro monete infuocate, perché li ritiene merda.
grillo invece li adula, li esalta e gode con loro nel suo orribile populismo, ma poiché IN FONDO COME IL MARCHESE LI DISPREZZA, ECCO QUA CHE VA PROPRIO BENE QUEL CHE SCRIVI TU: IO SONO VOI E VOI NUN SIETE UN CAZZO. DUNQUE, risultato del sillogismo: io - beppe grillo - non valgo un cazzo.

RONDA ha detto...

No no, candidamente lo ammetto: si é trattato di una svista, ho proprio sbagliato a digitare.

Però la tua interpretazione è ottima e arricchisce il titolo, e dunque rimane così.
Io sono voi, in piena sintonia con la tanto sbandierata orizzontalità del movimento.

Anonimo ha detto...

Concordo pienamente con l'analisi del "beppegrillismo" e delle sue becere derive animaliste.

Invece non sono d'accordo che il personaggio del Marchese del Grillo (magistralmente portato sugli schermi dal povero Monicelli e dall'indimenticabile Alberto Sordi, ed ispirato ad uno, o più, personaggi storici reali) sia comparabile con il guitto movimentista perchè "spocchioso e reazionario".

Il Marchese impersonato da Sordi è semmai un cinico ed un libertino (anche filosofico) di fine '7oo, uno che si prende gioco dei poveracci in quanto plebe oziosa, ma si fa beffe anche del Papa Re e della sua giustizia corrotta, della sua stessa famiglia aristocratica e bigotta, dell'ambiente chiuso e clericale della Roma papalina, ma non fa prediche, non fa comizi, non crea movimenti.

Il film è un godibile affresco di un'epoca in cui Goya in Spagna ritraeva, anche con tratti sottilmente caricaturali, i grandi della sua epoca, incideva con effetti realistici e con occhio di "aficionado" la sua Tauromachia o ripropduceva con tragicità i disastri della guerra. Non avete notato che i costumi del film sono gli stessi in uso nelle corride goyesche?

Comunque, omore al grande Monicelli, maestro di cinema ed anche maestro di vita.

Saluti.
Marco

Roy ha detto...

Sono d'accordo con Marco, il marchese a un certo punto arriva anche a riconoscere che "hanno ragione i Francesi, siamo tutti uguali". E' un principio niente affatto reazionario; al contrario, venuto fuori dalla Rivoluzione. Per un nobile italiano dell'epoca un'idea del genere doveva essere finanche eversiva.
Senz'altro molto più di alto di quest'alto grillo, che è un po' un segno dei tempi.
E ancora onore al grande Monicelli.
Ciao
Roi

Anonimo ha detto...

LI SOPRANI DEL MONNO VECCHIO

C’era una vorta un Re che dar palazzo
mannò fora a li popoli st’editto:
“ Io sò io, e voi nun zete un cazzo,
sori vassalli buggiaroni, e zitto.

Io fo dritto lo storto e storto er dritto:
pòzzo vénneve a tutti a un tant’er mazzo:
io, si ve fo impiccà, nun ve strapazzo,
ché la vita e la robba Io ve l’affitto.

Chi abbita a sto monno senza er titolo
o de Papa, o de Re, o d’Imperatore,
quello nun pò avé mai voce in capitolo”.

Co st’editto annò er boja pe curiero,
interroganno tutti in zur tenore;
e arisposeno tutti: E’ vero, è vero.

Giuseppe Gioacchino Belli